MILANO
- "Mentre stavo al pianoforte per le canzoni di questo album,
mi ponevo una sola domanda: "Mi commuove o non mi commuove?".
Solo se la risposta era affermativa la canzone veniva promossa". E
non appena il sito di Baglioni ha messo in rete un minuto delle tredici
canzoni del nuovo album "Sono io" (sottotitolo: "L'uomo
della storia accanto") si è acceso fra i fans il dibattito: è un
ritorno ai tempi di "Poster"? E' la negazione della trilogia
partita da Oltre..e conclusa da "Viaggiatore"?
Giriamo la
domanda a lei Baglioni....
"Molto probabilmente bisogna andare in giro, perdersi, navigare,
andare indietro avanti per poi poter ritrovare una strada familiare, un
sapore di casa, una luce che volge verso il tramonto, un tramonto
accomodante. Una meta prima di ripartire".
C'è enfasi e
crescendo, gusto del cesello nei suoni e negli
arrangiamenti, combinazioni di strumenti (tipo violoncelli grancassa)
create in sintonia con le atmosfere dei versi. E c'è un uomo dal naso
grande che sembra una prua, suo padre, negli
struggenti quadretti di Patapan...
"Il naso come prua.. tutti ce l'abbiamo, come una sorta di sestante
buttato in avanti. Mio padre Riccardo, scomparso qualche anno fa, aveva un
naso grande e rassicurante".
Il tema ritorna
in "Granduomo", una marcia "baglionesca", l'eroico
quotidiano, i figli....
"Figli prima o poi padri di altri figli... Padre, il mestiere più
difficile: prima o poi un figlio ti mette nella condizione di essere
giudicato.. e in fondo un figlio è il segreto svelato di un padre.. perchè
nel padre si configura il momento dell'impresa del fatto eroico, della
cavalcata. E' il seguito ideale della famosa "Avrai" scritta 21
anni fa, in occasione della nascita di mio figlio Giovanni. "Granduomo"
è uno che è riuscito a vivere una vita con alcune esattezze morali...io
non so sinceramente se potrò guadagnarmi questo alla fine dell'esistenza,
sentirmi parte di una staffetta eterna... Insomma una canzone dinamica,
dell'impresa del vivere, dell'avventura e della disavventura di essere
uomo".
In tante canzoni
come "Quei due" o "Fianco a fianco" c'è sempre un
attonito stupore di fronte alla vita, come se avesse aperto gli occhi ieri
mattina...
"Spero che questo stupore mi sostenga e mi sorprenda continuamente,
così saprò ancora di essere vivo e di essere ancora una persona in grado
di stupirsi e di stupire...
"Lui si
sofferma a guardare l'orario, ma la vita ferma su un altro
binario" in "Quei due". Non sarà mica l'orologio fermo
sull'1.10 di Poster?
"Non è nemmeno un orologio, è il niente. Tutto sta in quel niente,
in quella fissità, con la vana speranza di fermarlo in un
fotogramma"
Nostalgia del
tempo immobile, dico io, nostalgia del futuro ama
ripetere lei...
"In qualsiasi momento in cui si vive il passato - e lo si vive in
questo presente - c'è una voglia di futuro senza la quale niente
esisterebbe...
"Serenata
in sol..."folle, allegra, caraibica. Lei la definisce, la
canzone cialtrona. Perché?
"Serenata in sol" è una delirio che io ho provato in alcuni
momenti della mia misantropia, quando bisognava scrivere delle canzoni,
quindi allontanarsi da tutto il mondo per avere la possibilità di
descriverlo. Una sorta di castità di pensieri e fisica per ragionare
sulle cose della vita. Ero arrivato al punto di parlare con le pietre, gli
uccelli, gli alberi, pensando che quelli capissero. Suonare per ore,
giornate su una chitarra a cui mancava una corda -e anch'io ero molto giù
di corda - e via sulla stessa tonalità una serie di scemenze come
arrivando a deliri come "sono solo sotto il sol e so solo un solo
sol".
Il messaggio?
Questo mondo è strano e se non sei un po' pazzo non lo riesci a
vivere".
Baglioni, i suoi
parti sono sempre più difficili, le sue ambizioni espressive sempre più
alte e complesse. La ricerca del particolare sempre efferata. Non è che
per caso il mezzo canzone le va stretto?
Forse. Ma la battaglia creativa si fa nella piccola mischia, non nel
grande spazio e io mi auguro di riuscire a scrivere canzoni sempre, e
forse un anche qualcosa di più largo e di meno responsabile. Però la
canzone è un bel cimento, perché in pochi minuti si misura la forza di
chi la fa".
E il tour,
sempre più grande, ricco, costoso... Cosa bolle in pentola per il debutto
del 14 giugno?
O un errore colossale oppure un tentativo cortese di tirar via le persone
dalle case dalla quotidianità dalla routine cercando di sorprendere e di
sorprendermi in qualcosa che resta un rito, una messa cantata anche dalla
gente"..
Molte nuove
canzoni sembrano pensate in funzione dello show...
Si. Chi fa questo mestiere ormai pensa alle occasioni in cui queste
canzoni verranno condivise. Non è più "io le faccio, voi le
ascolterete", C'è invece, ripeto, una sorta di nostalgia del futuro,
un rinvio a quello che accadrà".
Fine dell'intervista all'autore di uno dei migliori album del 2003.
Mario Luzzatto
Fegiz