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Interviste

Il Santo dei Miracoli di ottobre 2003
Una notte di note con l'uomo della storia accanto

Era annunciato come l’evento musicale dell’anno e cosi è sta­to: nemmeno le tre date di Vasco Rossi a Milano hanno oscurato il ritorno negli stadi e tra la gente di Claudio Baglioni. Nelle sue otto date ha riempito gli stadi di Ancona, Mila­no, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cata­nia e anche Padova.

Proprio la Città del Santo è stata lo scenario di un concerto, acclamato co­me vero kolossal, e che non ha tradito le aspettative di chi ha deciso di passare una serata a contatto con la musica e con il proprio cuore.

Sì perché nessuno, come Baglioni, è stato la colonna sonora di amori adolescenziali e anche di delusioni cocenti; quando il mondo sembrava caderti ad­dosso, lui c’era, con le sue canzoni, quasi a esorcizzare quei momenti.

Così dopo mesi di attesa è arrivato il 23 giugno: data del concerto a Padova, un giorno indimenticabile per chi ha sfidato, prima, il caldo di un sole tropi­cale, e poi, a concerto iniziato, anche il vento e la pioggia: ma niente poteva fermare la grande kermesse, organizza­ta nel migliore dei modi dalla Zed. E soprattutto niente poteva fermare i fans scatenati del grande Claudio: lui era lì per loro e loro, noi, per lui!

Finalmente, puntualissimo, mentre la natura sembrava opporsi allo svolgi­mento dello spettacolo, alle nove e mezza si sono spente le luci ed è scatta­to il boato della gente: Baglioni, in ca­micia e pantaloni bianchi, ha fatto il suo ingresso nello stadio accompagnato soltanto dalla sua fedelissima chitarra Fender Statocaster e dal calore in­confondibile e inequivocabile della sua voce. Un giro d’onore regalato a noi e a lui cantando un medley delle sue canzo­ni più famose che non entravano in sca­letta: 51 Montesacro, Signora Lia, Sa­bato pomeriggio, W l’Inghilterra, So­lo, Notte di note, note di notte, Amore bello per concludere sul palco con Por­ta Portese, canzone che ha dato il via al vero e proprio concerto.

E lì ad aspettarlo su un palco che co­priva in lunghezza l’intero terreno di gioco dell’Euganeo, c’erano già i suoi musicisti, quelli che l’hanno accompa­gnato fin dai primi successi e che anco­ra adesso non lo abbandonano: musici­sti al di sopra di ogni paragone come il fedelissimo amico e collaboratore di vecchia data Paolo Gianolio.

Sul palco dello stadio patavino Ba­glioni ha dunque ripercorso trentacin­que anni di musica, scanditi attraverso venti cd, partendo proprio dal suo ulti­mo lavoro: Sono io, l’uomo della storia accanto che è anche il titolo di questo concerto che, come ha più volte ribadi­to lo stesso cantautore romano, “Non è un vero tour, ma piuttosto è la voglia di fare festa con chi, collaboratori, musici­sti, tecnici, operatori e anche pubblico, mi è stato vicino per così tanti anni e mi ha accompagnato fedelmente in questo lungo viaggio di musica e vita”. Così ha spiegato Baglioni anche di fronte al pubblico in evidente visibilio per il suo idolo.

Prima canzone del concerto è stata, dunque, la nuova Sono io quasi a voler­si presentare, e mettere a nudo la vo­lontà di essere uno qualunque, il signo­re della porta accanto, appunto!

Il concerto, o meglio lo spettacolo teatrale andato in scena sotto gli occhi di 25000 persone (perché si può parlare – senza offendere nessuno – di spettaco­lo teatrale, se il teatro è anche vita) è proseguito con un’altra canzone famo­sissima e introspettiva del suo reperto­rio: Strada facendo, uno sguardo dentro sé stessi dopo essersi resi conto che non tutto è facile come sembra.

E non tutto è stato sempre facile per lui, che al primo provino si sentì addi­rittura dire: non combinerai mai niente. Così, in un crogiolo di emozioni e gri­da, il cinquantaduenne cantautore ha portato avanti uno spettacolo sensazio­nale ed emozionante condito dalla par­tecipazione di 300 comparse dei più di­versi generi: ballerine, sbandieratori, pattinatori, artisti di strada, fino ad arri­vare pure a karateki e schermitori (tutti rigorosamente appartenenti a scuole padovane e selezionati attraverso con­corsi durati per tutti i mesi di marzo e aprile) che, uniti alle note, hanno dato vita a un vero concerto-evento.

Per scaldare ulteriormente i cuori dei presenti all’Euganeo (non solo padova­ni, ma anche ragazzi e famiglie dall’E­milia e dal Friuli), se mai ce ne fosse stato bisogno, ci ha pensato lo stesso Baglioni che, a metà del concerto, ha invitato sul palco Gianni Morandi rega­lando con lui due duetti sulle note di Un mondo d’amore e Poster.

Momenti di grande commozione si sono avuti con canzoni storiche come Avrai, E tu, Quante volte, Mille giorni dite e di me e la classicissima e indi­menticabile Questo piccolo grande amore, colonna sonora di tutti gli amori dal 1972 in poi.

Accompagnato anche da 40 orche­stristi (anche loro padovani) Claudio Baglioni ha dato vita a uno spettacolo di tre ore, senza interruzioni, che ha toccato tutte le corde più profonde del nostro cuore con intense scariche di adrenalina che, in uno scambio osmoti­co, scorrevano dalle tribune al palco e dal palco a noi; fino all’esplosione tota­le quando Baglioni ha chiuso cantando La vita è adesso e Via.

Fin quando, a mezzanotte inoltrata, con un ultimo giro di campo con in sot­tofondo le canzoni del suo ultimo cd, Baglioni è scomparso sotto le tribune dello stadio, lasciando, a chi ha assisti­to a questo evento, una grande gioia che difficilmente verrà dimenticata. E non c’è da vergognarsi a dirlo se, a fine concerto, mentre tutto stava per finire per sempre, come accade ogni volta che si cala un sipario, oltre alla grande gioia, quello che ci è rimasto in eredità è una lacrima nascosta.

Grazie a "Vento"