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Interviste

04/09/2003  Sette inserto del Corriere della sera

Fate come me che ho scoperto i vecchi da giovane

La moria di anziani ha dominato l'estate. E a chi parlava di strage di Stato da inefficienza, Ferrara ha ribattuto con "strage familiare da abbandono".

"Sette" ha chiesto il parere di un cantautore che venti anni fa intitolò una canzone proprio a quelli con i capelli bianchi. E che è stato accusato di voler nascondere gli anni.
Mirella Serri

Indimenticabile 2003. 
Maledetta estate, quest'estate scandita da quotidiani bollettini quasi da guerra sulla moria degli anziani. Non dovuta al caldo micidiale, ha sostenuto Giuliano Ferrara sul Foglio del 20 agosto, e nemmeno all'inefficienza del welfare, ma alla solitudine, agli abbandoni e alle trascuratezze dei più giovani: in una parola, alla "decomposizione della famiglia". 
Che fare?, si interroga il noto giornalista, sottolineando che i politici tendono a evitare la questione. 

Nel mondo artistico più vicino ai giovani c'è chi al problema dell'emarginazione dei vecchi ha dedicato da lungo tempo musica e parole. "I vecchi tosse secca che non dormono di notte / seduti in pizzo al letto a riposare la stanchezza / si mangiano i sospiri e un po' di mele cotte / i vecchi senza corpo, i vecchi senza una carezza", ha cantato Claudio Baglioni già vent'anni fa ne I vecchi. 
Proprio di recente è tornato sulle dolorose storie di "chi è quasi al traguardo" in Sono io, l'album uscito all'inizio dell'estate che in autunno poterà in tour.
Baglioni si cimenta con il tempo che incalza, con il rapporto tra padri e figli, con la morte e la vecchiaia. 

Perchè il cantautore, che adesso ha i capelli grigi ma non è certo anziano, si è dedicato con particolare trasporto a un argomento su cui la maggior parte della gente preferisce glissare?

 "La canzone I vecchi mi è venuta in mente all'improvviso. Nell'81, quando l'ho composta, proprio ce li avevo davanti agli occhi, gli anziani.
Come una lunga interminabile fila, uno dietro l'altro: da quelli che portano da mangiare ai gatti a quelli che danno consigli, da quelli che tornano a casa con una piccola busta della spesa a quelli che seduti sul bordo del letto attendono la morte. I miei venivano dall'Umbria, da generazioni di agricoltori. E così ho messo nell'album Strada Facendo questa ballata che parlava dei conterranei dei miei genitori ma anche di poveri vecchi delle metropoli. Ho rischiato con un argomento un po' difficile e duro come questo e sono stato ripagato. Anche il pubblico più giovane mi ha dato soddisfazione e si è commosso per i versi che descrivevano la fatica dell'età, di essere soli e abbandonati". E di abbandono i vecchi possono anche morire, come ha tragicamente dimostrato questa calda estate. 

Come ha reagito alle notizie che venivano dalla Francia e dall'Italia? 

"Ero in barca a Lampedusa. Ogni giorno leggevo sui giornali il bollettino delle vittime. 
Cifre impressionanti, migliaia di decessi. Mi sono reso conto che in questi bilanci i numeri perdevano di valoro. E invece l'effetto del caldo è qualcosa che si poteva arginare. Ma la morte dei vecchi viene sempre data per scontata".
"Tutto il nostro rapporto con quelli che hanno raggiunto l'età avanzata include una sensazione di rimorso perchè non ce ne occupiamo, perchè non facciamo abbastanza per loro. I vecchi li dimentichiamo volentieri. Li abbiamo ribattezzati con una serie di eufemismi: anziani, terza età, persone già avanti negli anni e così via. Ma sono ugualmente sempre emarginati. Io stesso, dopo aver scritto la mia ballata, avevo un gran pudore a eseguirla in pubblico, mi sembrava di violare una solitudine, di spiare persone al limite della vita. Oggi invece mi sento più maturo e libero anche di fronte a questo argomento che è quasi un tabù".

 A proposito di "maturità", come vive il procedere della sua età? Complici le luci giallognole dei riflettori, le era stato addebitato un nuovo look biondo platino e pure qualche "ritocchino" di lifting. Ma lei ha obbiettato che  non si trattava di una nuova acconciatura e che aveva semplicemente i capelli brizzolati. Un dramma, questo di aver superato i cinquant'anni?

"Macchè. Dobbiamo fare i conti con il tempo che procede, ma tranquillamente. Io sotto il bisturi del chirurgo non ci andrei mai. Diventi la parodia di te stesso. Ho la fortuna di fare un mestiere molto speciale. Chi canta non invecchia mai".

Però, ogni tanto, uno ci pensa a come diventerà. I suoi modelli, i suoi "anziani" di riferimento, quali sono? Giulio Andreotti, per esempio, la scorsa settimana al meeting ciellino di Rimini ha ripetutamente commentato la sua longevità a colpi di battute. A proposito di giustizia e politica ha affermato: "E' un tema che conosco abbastanza. Da vecchio ci scriverò un libro": il senatore a vita anche se in maniera scherzosa sembra rientrare nella schiera di chi non ama parlare di sè in quanto vecchio. La convince?

"Preferisco il modo esemplare di invecchiare di Giovanni Paolo II. Si possono a volte non condividere le sue scelte ma si deve riconoscere che è invecchiato con grande carattere. Anche scienziati come Rita Levi Montalcini non temono il tempo. Il presidente Ciampi e sua moglie Franca sono sulla stessa linea. E poi i miei modelli sono in famiglia. Ho visto mio padre affrontare il suo declino fisico in maniera eccellente. Questo è un modo positivo di misurarsi con il passaggio degli anni".

Adriano Sofri ha scritto su la Repubblica del 21 agosto (in mezzo a molte citazioni de I vecchi di Jacques Brel) che esistono vari modi per raggiungere i limiti estremi dell'età: ci sono "tanti vecchi soli e deboli" che si confondono nella moltitudine e nell'anonimato e ci sono poi "quelli che hanno voce e autorità, se non potere". Questi ultimi però non parlano, di preferenza, nè da vecchi nè dei vecchi ma preferiscono occuparsi d'altro.Che ne pensa di questa distinzione?

 "Ha ragione. Non ci sono alternative.Diventando vecchi o ci si trasforma in un arredo scomodo oppure in una guida e in un maestro. Certo, Sofri, si mette nella pattuglia di quelli che con il progredire degli anni acquistano in autorevolezza e in facoltà di esprimere senza troppe censure le proprie opinioni. Ma non tutti possono godere di tali privilegi. Credo però che ci sia un tratto assolutamente positivo che si può recuperare nella vecchiaia. Si dice che i vecchi sono come i bambini. Ha ben detto Paul Simon in una sua canzone: "I vecchi assomigliano alle ultime pagine di un libro". Insomma c'è tutto il meglio della trama prima della parola fine".