Interviste
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Corriere
Romagna 18/03/2004
Baglioni
a Forlì Baglioni è sempre Baglioni, e con Forlì ha un legame particolare. Negli ultimi anni è passato varie volte con i suoi concerti dal Palafiera, e in un paio di casi ha anche fatto partire da lì il tour. Così quando domani sera alle 21 si presenterà nel palasport forlivese, sarà un po' come tornare a casa. L'Imperatore Claudio è reduce da una tournée estiva, un immenso circo di musica con giocolieri e ballerini. La versione invernale-primaverile è più sobria, ma forse più "da musicista".
"Sì, è vero - racconta l'artista romano - la musica torna a essere al centro dello spettacolo. Si chiama Crescendo perché questo termine a livello musicale intende un progressivo aumento di dinamicità della musica. Ma anche perché il concerto di venerdì è composto da 35 canzoni che ripercorrono i miei 36 anni di carriera. Una crescita che ha riguardato soprattutto me, con la musica che è diventata la mia vita, la mia casa. Sarà un concerto lungo ma dal ritmo serrato, senza più teatranti ma con un meccanismo teatrale ben presente. Il palco si trasformerà durante il live. Prima sarà cantina, poi terrazza, poi tetto e infine tornerà a essere un palco. La funzione è metaforica: all'inizio, negli anni '60, suonavo nelle cantine con gli amici il beat o il rock'n'roll, e piano piano si è sviluppata la storia che ancora dura".
Niente teatranti ma ci saranno altre sorprese? "Sì, in questo tour che a sua volta è enormemente cresciuto, dalle 27 date previste inizialmente siamo arrivati a 56, i nostri collaboratori di volta in volta salgono sul palco. Cuochi, tecnici, autisti vengono ospitati in scena e di solito è molto divertente. Ci sentiamo tutti come una grande famiglia".
A proposito di famiglia, questa volta si è portato dietro suo figlio Giovanni, che è un bravissimo musicista?
"No, perché aveva una serie di esami universitari, sta studiando giurisprudenza. Ed è un peccato perché è un ottimo musicista, capace di suonare un po' di tutto. Dall'heavy metal alla chitarra classica".
Lei invece è laureando in architettura. Ha come al solito dettato le linee di progettazione del palco?
"Sì, l'ho disegnato io, anche se poi ci hanno lavorato molti altri. È un palco a sviluppo verticale, con varie sovrapposizioni, che rendono l'insieme complesso e particolare. Mi sono occupato quasi sempre delle scelte scenografiche negli ultimi 15 anni, e questo mi è servito anche per il mio iter universitario. Ho dato l'ultimo esame di architettura durante i concerti romani, e ora devo preparare la tesi di laurea sul restauro degli spazi architettonici per l'intrattenimento".
Ma
è stato favorito dai professori, agli esami?
Chissà le ragazze... lei è un sex symbol anche per le ultimissime generazioni.
"Sì, ma fa tutto parte del gioco, in realtà poi quando scendo dal palco ho le crisi di identità... E comunque questo essere simbolo di attrazione aiuta anche a essere più sicuri".
Tornerà a lavorare in tv, magari al fianco di Fabio Fazio?
"Dipende dal tempo che farà in televisione. È un'ambizione un po' per tutti, perché è il teatro più grande che esista. Ma poi c'è il rovescio della medaglia, lo psicodramma dell'Auditel che ormai è diventato un'ossessione. E che viene controllato a ogni battito di ciglia. Tornando seri, ho sempre delle proposte, ma poi in risposta io spiego le mie idee e a quel punto nessuno vuole più fare niente. Forse mi ritengono un po' matto...".
Qualche tempo fa si è sviluppata una furiosa polemica perché Franco Battiato aveva suonato a un festival di Alleanza Nazionale. Le è mai capitato di essere invitato a suonare a qualche manifestazione politica?
"Sì, ma ultimamente scanso i festival politici. Anche perché ormai mi hanno appioppato le più disparate etichette politiche. Negli anni '70 andavo spesso alle Feste dell'Unità, ma non ultimamente. Però penso una cosa: che gli artisti abbiano una maggiore credibilità dei politici, e che rispetto a questi possano e debbano conservare un'autonomia".
Quasi in ogni tour passa dalla Romagna. Le è rimasto qualcosa di questa terra, al di là dei soliti luoghi comuni?
"Fino alla fine degli anni '80 ho avuto tutto il mio management a Cesena, perciò passavo un sacco di tempo tra Cesena, Forlì e Cesenatico. E un po' di romagnitudine mi si è trasferita addosso".
Pensa ci siano suoi eredi, in giro per l'Italia? E riusciranno ad avere il suo successo?
"Ci
sono persone molto in gamba. Come Samuele Bersani, Carmen Consoli,
Elisa, Giorgia. Ma quella del successo è un'equazione impossibile
da determinare. Non credo sia questione di carisma, piuttosto è
importante la capacità di non diventare la parodia di se stessi
durante gli anni. Stare in silenzio quando non si ha niente da dire
è un altro elemento importante".
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