Interviste
|
25/01/2004 Il Gazzettino Domani e martedì al Palaverde di Villorba lo spettacolo del cantautore romano Arriva Baglioni a Treviso «Il palco rappresenta la grande casa viaggiante di noi musicisti, una grande famiglia» Claudio Baglioni è tornato sul luogo del "delitto", Treviglio, dove alcune settimane fa si infortunò a una gamba cadendo da una delle pedane mobili inserite nei tre palchi sovrapposti che compongono la "casa" del suo attuale tour: «Siamo tornati a recuperare le date saltate per l'incidente e posso dire che la gamba è stata definitivamente risanata proprio nello stesso posto. Appeno ho finito di cantare ho detto al pubblico: "Questa volta è stata incruenta...". A guarire ci ho messo tre mesi, ma perchè sono stato scriteriato. Avrei dovuto fermarmi e riposare invece, mi sono rimesso in moto quasi subito». Domani e martedì sarà a Treviso, in concerto al Palaverde di Villorba, tutto esaurito per la prima data che ha obbligato anche qui al raddoppio, con pochi biglietti ancora disponibili. Un successo questo tour, dopo le perplessità del megatour estivo sul "ponte", arrivato dopo altre avventure eche «rischia perfino di diventare - dice Claudio - il più lungo tour nei palasport che abbia mai fatto, ed era difficile dare una proposta ancora diversa dopo il tour del ponte e il tour da solo. Mi sono inventato cinque tour diversi in pochi anni». Cos'è che funziona in questo secondo te? «Forse proprio il fatto di raccontare ogni giorno del crescere di questa casa che poi diventa la casa della nostra famiglia, di noi musicisti, dei tecnici, accompagnatori, tutti noi che viviamo gran parte del tempo nei palasport o nei camerini di un teatro. È una storia che adesso ho integrato meglio nela costruzione musicale. Mi sono accorto che la musica mi ha offerto di fatto una casa viaggiante, in movimento. E adesso salgono sul palco sempre più persone per dar l'idea della famigliona che va a supplire l'assenza o la lontananza di varie altre famiglie». Tuo figlio Giovanni come sta? «Continua a suonare, studia. L'ho invitato a Treviso, dove ha molti amici. Martedì perchè ha un esame lunedì. A maggio farà 22 anni e sta diventando davvero un buon chitarrista, con una grande ammirazione per chitarristi straordinari come Tommy Emmanuel». Soddisfatto del tuo dvd natalizio con il concerto sul "ponte"? «Si, malgrado il periodo di magra discografica. La prima tiratura è andata esaurita in sette giorni. Penso che il dvd potrebbe offrire ai musicisti un veicolo interessante visto l'autunno del cd. Il fatto che possa contenere non solo musica e immagini ma anche informazioni e altro, ne fa un supporto da studiare e usare, soprattutto quando uscirà la versione registrabile su due lati. Il nostro ambiente l'ha capito tardi, cominciando a usarlo solo per riversarvi dei nastro Vhs. Invece ha altre potenzialità che stiamo scoprendo». Il concerto del "ponte" aveva ben poco dell'ultimo disco. Quanto sei arrivato ad aggiungere in questo che porti a Treviso? «Ci sono ormai sette brani su dodici di "Sono io". C'è quello a cui sono più affezionato dal punto di vista musicale, "Quei due". C'è "Tienimi con te" sempre accolto con ovazioni ed è sorprendente, perchè ha del tempo addosso. E il gruppo stesso è ben affiatato, anche se abbiamo cambiato qualcosa nel quartetto d'archi, per impegni precedenti». Qualcuno si lamenta per l'eccessiva tecnologia sonora dei tuoi show con la band, non tanto per l'uso di parti preregistrate, quanto per il "click", il metronomo elettronico, che inchioda i musicisti su schemi troppo simili al disco. «Ormai è quasi una storia irreversibile. Click e sequenze si usano nel 90-95 per cento della musica e delle esecuzioni dal vivo. Io e alcuni musicisti quando abbiamo fatto tour acustici ci abbiamo rinunciato, e allora senti altro respiro. Ma tutto sta secondo me ad abituarsi. Una volta lo soffrivo, ma comincio a non sopportare più gli errori umani. Conosco musicisti che sono quasi bisognosi, di essere rassicurati dal supporto eletronico. In dimensioni come questa, chiaramente nei pezzi fatti da solo non c'è il click, negli altri c'è bisogno di codificare la messa in scena, seguendo scansioni precise e quindi serve un codice». Sulla pirateria e la droga hai preso di recente posizioni nè "popolari" nè "simpatiche". Era necessario? «Mi è stato chiesto parere neanche facile da dare sul tema droga. E ho ripetuto quello che dicevo da tempo. Che è importante che certe persone e certi artisti che sono presi come esempio da altri, sentano di avere una responsabilità in più, anche perchè una dichiarazione affrettata e superficiale viene presa dalla gente come reale. Non sono convinto che chi assume droghe vada sanzionato o addirittura incarcerato. Ma chi ne fa commercio deve essere perseguito perchè si tratta di gente che sfrutta la ersonalità altrui, e fà un commercio vile. È un argomento importante che non può essere buttato lì con la solita allegria». Sulla pirateria invece hai mosso i tuoi avvocati andando a caccia dei falsari... «Ho visto una trasmissione in tv in cui il problema del disco falso si liquidava come un fenomeno di costume. Invece provoca danni enorni. Sembra che ci si scagli contro il poverino che li vende. Non è questo. È grottesco sentire conduttori e altre persone liquidare tutto ciò con una risata. È un reato. Vorrei vedere se copiassero la loro busta paga. Ho conosciuto dei carabinieri dei nuclei per i reati informatici, fanno più questi che non i diretti interessati, industriali, discografici, musicisti». Una volta ti consideravano un papalino, poi hai detto "io veramente ho sempre votato verso sinistra", ora hai gli elogi della destra. Sei confuso tu o il resto del mondo? «Non lo so.... forse io sarò confuso, ma gli altri fanno confusione. Mi hanno contrapposto a Che Guevara e la cosa mi ha creato un imbarazzo straordinario, anche perchè da ragazzo l'immagine del Che aveva importanza grandissima. Vorrei tanto guadagnarmi un'altra parte. Io continuo a dire che le mie idee sono sempre le stesse ma non sono vincolato a partiti. Non sono e mai sarò un attivista politico» Che ne pensi di questo Sanremo? «È una ricorrenza. Va preso come sta. Leggevo una dichiarazione della Fimi che dice che Sanremo fa il 2% del fatturato annuo. In tv sarebbe stato cancellato dai programmi. Invece ha ancora il potere di calamitare l'attenzione della gente e questo gli va riconosciuto. È come la festa di Capodanno. Solo che tutti spingono eccessivamente su cose che soffocano la musica. Sanremo è: i valletti, gli ospiti, le polemiche, il dopofestival; la musica è un optional». Giò Alajmo |