Chat Forum Blog Liste Utenti

Interviste

Il Gazzettino 25/03/2004
Il tour "Crescendo" del cantautore romano è oggi al Palasport di Pordenone e venerdì e sabato a Padova
NELLA CITTÀ VIRTUALE DI BAGLIONI
Ultimi concerti mentre il suo sito internet è stato completamente rinnovato
di Giò Alajmo

Claudio Baglioni è di nuovo a Nordest. Il suo tour infinito che gli è costato una ferita alla gamba, con il palcoscenico a tre piani mobili, è ancora in giro e sarà ospitato stasera dal palasport di Pordenone e venerdì e sabato dal San Lazzaro di Padova: «È il più lungo tour che abbia mai fatto - dice il cantautore romano - e credo il più lungo mai fatto nei palasport, perchè quando finiremo, l'8 aprile, avremo collezionato 56 date. D'altronde l'avevo intitolato "Crescendo" e infatti è cresciuto settimana dopo settimana aggiungendo date su date». 

E ora come va? 

«Siamo vivi. È stato un tour fortunato perché alla fine si è creato un clima interno buonissimo, pura avendo rischiato di cambiare tutta la band e partire senza troppe prove. C'è sempre più spazio per le improvvisazioni, c'è un casino generale, e la casa ormai tutti quello che girano con me in un lungo medley con 38 canzoni. Diciamo che dopo 50 concerti le prove generali finalmente sono finite! Ho anche capito che per quante prove fai, il momento dal vivo, davanti al pubblico, è un'altra cosa. Il consuntivo è positivo anche in termini di acustica. Temevo molto per il suono invece è andata bene un po' ovunque. Quindi anche la solita lagna sulla mancanza di spazi continuerà, ma abbiamo visto che pian piano anche nei palasport si può fare musica».

Che ne fai di questo tour? 

«Vorrei farne un dvd. Perchè ci sono molti altri percorsi oltre il concerto che la gente non ha visto. Ho registrato tre interi spettacoli e altre parti extra, e poi credo ogni giorno di più nel dvd, sperando che risollevi i destini della musica registrata per rimpolpare rapporto fra fruitori e compositori. Il dvd risponde più del cd alle esigenze artistiche. È in grado di ospitare di più e offre anche ciò che ormai sembra irrinunciabile: l'immagine». 

Non sei ancora arrivato all'idea di vendere il cd del concerto alla fine dello spettacolo? 

«L'hanno sperimentato in America ed è un'idea interessante. La possibilità di portare a casa il documento di ciò che hai appena visto è un richiamo forte. magari bisognerebbe assoldare un gruppo di "pirati" con tutte le loro macchine già pronte. Ma ogni idea è buona. La fine della discografia come la conosciamo è dovuta anche all'arcaicità del prodotto e della proposta discografica. In un'industria comunicazione che ha galoppato veloce, i discografici sono ancora con le armi spuntate. Si dovrebbero lanciare in avanti». 

Oltre la polemica con Sanremo? 

«Di Sanremo non se ne può più. Del festival non ho visto niente, ma ho scoperto che lo vedi più dalle altre trasmissioni che la sera in diretta. Questo conferma che Sanremo non è più un avvenimento musicale ma neanche più un fatto televisivo. E poi è curioso il colpo di coda per cui ciò che hanno contrabbandato come innovazione viene premiato la sera in cui fa revival. Ma trovo sia inevitabile che il Festival per funzionare debba essere sempre uguale a se stesso. Non è pensabile trovare altri argomenti all'interno dello schema. O ti inventi tutta un'altra cosa o è impensabile mescolare le carte. Il fatto è che Sanremo è per tv è come un disastro ferroviario per un Tg. È una merce, un pretesto per vendere altro»

Del "controfestival" di Mantova che opinione hai? 

«L'ho seguito poco, ma secondo me è stato un tentativo coraggioso. Non tanto di contrapposizione a Sanremo, perchè gli unici autorizzati a farlo sarebbero stati i discografici che hanno rischiato molto perchè se il festival avesse avuto successo sarebbero andati a casa tutti, quanto per il tentativo di creare uno spazio diverso per la musica. L'iniziativa di Mantova, se corroborata e depurata delle sua valenze politiche, potrebbe diventare stabile». 

Cosa serve alla musica oggi? 

«Spazi nuovi da recuperare. Non solo fisici ma anche nella nostra testa. Credo che nessuno esente dall'effetto trascinamento che porta tutti a rifare le stesse cose. Ho la sensazione che questo mestiere sia diventato un grande loop, un circolo vizioso. Dovremmo affrontare le cose con più coraggio, cercare nella tv un ambito propositivo per la musica, ricominciare a lavorare con le radio in termini di proposte differenziate, anche se radio commerciali hanno ormai preso una strada propria e non so quanto possano essere attente a certi discorsi diversi». 

Le radio ormai difficilmente propongono qualcosa di diverso dai propri schemi consolidati... 

«Uno dei principali distruttori dell'industria disco è stato la mancanza di una cultura che desse alla musica e al disco il giusto valore, non solo in Italia ma in Europa. Il disco è ancora considerato un lusso e paga l'iva cinque volte più del libro. Forse noi vecchi del mestiere dovremmo essere un po' meno egocentrici e creare una tavola rotonda di "cavalieri della musica" dove si dia spazio a talenti emergenti. Ci vuole più coraggio. Togliere tutta la plastica che riveste il mestiere. A volte siamo diventati anche una parodia di noi stessi. Dobbiamo andare avanti». 

Tra le novità che ti riguardano, c'è il tuo sito internet completamente rinnovato graficamente. Praticamente si accede a una specie di città con i suoi luoghi, gli spazi dedicati e gli archivi a tema. Te l'ha creato il tuo staff mentre eri in tour? 

«È mia l'idea! È tutta mia... - protesta ridendo Baglioni - È un modo per umanizzare il sito, per mettere insieme tante cose in modo nuovo, uscendo dalla solita logica dell'archivio, dell'elenco» 

Cos'è "Patapàn", la città virtuale in cui entri accedendo al sito? 

«Invece che organizzare il sito per caselle, cerco di raccontare la mia attività di oggi e la storia di quello che ho fatto attraverso una mappa di una città, "Patapàn", che è il suono che davo al mio galoppo da bambino, una parola magica personale. In questa città fantastica e senza tempo, ci sono le varie attività, il cinema dove trovi cose che posso aver fatto o che mi riguardano, come la mia prima apparizione in un film tv, tanti anni fa». 

Cioè? 

«Feci la parte di un giovane hippy pacifista che canta con la chitarra nel film "Il caso Majorana". Invece allo stadio della città trovi i miei concerti negli stadi. È una mappatura della mia attività, anzi, delle mie tante attività. Fra un po' c'è l'idea di aggiungere anche una radio via internet». 

Dopo il tour che progetti hai? 

«Andare in vacanza per un po', sott'acqua, a fare immersioni. Voglio un po' di silenzio. Poi vorrei fare una cosa nuova. O scrivere canzoni che non canterò o cantare canzoni che non ho scritto. La prima idea mi piace molto. L'unica volta che ho fatto l'autore puro, per altri, è stato per Mia Martini nei primi anni '70. Poi non ho mai scritto più niente. Anche perchè sono sempre stato disgustosamente autoreferenziale nelle mie canzoni. Mi piacerebbe provare a fare qualcosa per altri». 

Dopo il tour infinito, qualche altro appuntamento estivo è previsto? 

«Mi piacerebbe fare due o tre cose strane, inventare appuntamenti strani, tipo suonare di notte, interpretare certi luoghi. Ma questo mi è venuto in mente solo perchè una volta una cena è finita alle 7 del mattino e vedendo la spiaggia e il sole che nasceva mi sarebbe piaciuto suonare in quel momento. L'anno scorso ho suonato sulla spiaggia di Lampedusa e mi è piaciuto parecchio. Vorrei tentare una cosa di questo tipo. Anche per i dischi, se il mercato continua a soffrire così, forse diventerà anche più facile fare dischi. Potrebbe nascere voglia di fare progetti più ridotti, con una big band, un ottetto archi, o provando a muoversi su territori monotematici, più ristretti. Chissà».