|
Interviste |
|
|
«Ogni album è diverso, ma contiene l’annuncio di quello che verrà» MILANO—«Questi 12 album che propone il Corriere io li vedo come un’adunata, una parata, una festa. Non un bilancio o una retrospettiva. Sono stati albumfortunati, quale più e quale meno. Popolari e con tutto il potere evocativo della musica leggera ». Così Claudio Baglioni, in piena tournée americana con concerti da tenere ancora a Montreal, Boston e Atlantic City. «A me queste iniziative danno un senso di fierezza e sono carburante per il lavoro futuro. Fra due mesi comincio a lavorare al prossimo disco e questa parata è come il colpo di cannone che chiude un ciclo e ne apre un altro». Una volta — era il ’94 — lei dichiarò: «Ogni volta che creo un disco nuovo ho paura che somigli ai precedenti ovvero sia un frullato di tutto quanto ho scritto fino ad ora»... «E’ una delle tante sensazioni che si provano. Insomma la paura di aver gia scritto lo scrivibile. Una scintilla di novità appare come un miracolo. Tanta strada dietro e poca/ corta davanti. In realtà ogni album è propedeutico a quello successivo e contiene l'annuncio di quel che verrà». In vari dischi poche canzoni dominanti e altre sconosciute ai più... «Io ero certo che "Poster" avrebbe superato "Sabato pomeriggio" ma la casa discografica pensava il contrario».Due dischi diametralmente opposti in questa collana? «Direi "Sabato pomeriggio" e "Strada facendo". Il primo molto ampolloso, il secondo secco, magro». E«Viaggiatore...» dove si colloca? «E’ il disco più ambizioso, meta-musicalemeta-fisico.Musica popolare e leggera, ma nel tentativo di descrivere il concetto di spazio e tempo. Forse velleitario. Ma l’ho amato parecchio forse perché è il disco più oscuro e meno penetrabile». Delle canzoni minori, quelle meno popolari, quali sono le sue preferite? «Quelle complesse, ingombranti. Per esempio dall’ultimo album in studio "Patapam" dove vincono i grandi sentimenti. Oppure amo "Tamburi lontani" e "Fammi andar via" che hanno un impianto da adagio dimusica operistica. Insomma canzoni che pesano. Facendo molti concerti dal vivo ho negli anni utilizzato a rotazione molti brani poco noti». I rapporti con i media? Tempo fa diceva di provare un senso di ridicolo, come se dovesse «affascinare una donna dicendo scemate, creando bugie. Anche per questo—aggiungeva—evito nuovi incontri; a meno che sia lei a inchiodarmi contro una parete»... E’ ancora così? «Faccio un mestiere per cui non sono stato costruito. Io,malgrado i miei 56 anni, sono ancora un uomo timido. Qualsiasi tipo di apparizione, almeno una volta, era drammatica, con la sensazione di essere sempre fuori posto. Lo stesso accade con le donne. Oggi ci vorrebbe un contrafforte più che una parete per inchiodarmi ». E’ vero che le parole spesso hanno un senso,ma non un suono? «Sì, le parole delle canzoni sono sempre state la mia dannazione.Ho sempre vissuto la composizione in maniera un po’ schizofrenica. La parte musicale nasce generalmente rapida e felice. Mi piace. Tiro tardi a creare per un mese di seguito e butto giù annotazioni di ogni genere, perfino abbozzi di arrangiamento. E poi cambio cappello e faccio il paroliere. Raramente nascono insieme musica e testi. Comincia così una estenuante corsa all’inseguimento della parola. Combatto con la metrica. La lingua italiana è lunga e spesso la parola finisce per avvilire lineamelodica. Poi finisco per far prevalere il significante al significato, il suono, l’idea che certe parole abbiamo delle rime interne. Mi sono venuti fuori testi che avevano delle geometrie perché la cosa mi divertiva e mi rassicurava. Perché rievocavo le geometrie musicali dove le note hanno collocazioni e intervalli ben precisi e regole ferree. E poi non c'è sempremerce disponibile nel reale immediato. A un certo punto non ce l’ho fatta più a cantare una strada, ilmare, la luna. E' dura dare un significato alle parole che si scrivono, aumentano le perplessità, diminuisce la fiducia in te stesso e viene fuori la tua incertezza». Com’è stato l’impatto con l’America dove sta completando un tour? «All’inizio difficile. Sono arrivato molto stanco da Lampedusa dove per mettere in scena "O’Scià" ho dormito, nell’ultima settimana, non più di 23 ore. Poi l’accoglienza è stata ottima. Ho contattato manager e musicisti americani perché penso e spero di fare un altro tour il prossimo anno anche in città e locali normalmente non frequentati da cantanti italiani». Mario Luzzatto Fegiz Il percorso: Da «Questo piccolo grande amore» alla svolta surreale di «Viaggiatore» MILANO — Merito dei cantautori se l'Italia riuscì a conservare una sua identità musicale anche negli anni dell'invasione del repertorio anglosassone. Vinse anche Baglioni per aver saputo dare corpo attraverso raffinate mediazioni poetiche ai palpiti della coscienza collettiva. «Questo piccolo grande amore» conteneva una canzone, quella che da il titolo all’album, di tale impatto da seppellire tutti gli altri brani dell’album come «Piazza del Popolo», «Una faccia pulita», «Battibecco», «Con tutto l'amore che posso». L’unica a entrare fra i sempreverdi l’allegrotta «Porta Portese». «Gira che ti rigira amore bello» (1973) accentua la figura di Baglioni a cavallo fra canzone leggera e cantautorato. Insomma un cantautore pop con brani sempreverdi quali «W l'Inghilterra », «Io me ne andrei», «Ragazza di campagna» e «Amore bello». «E tu» (1974) accentua la vena romantica di Baglioni, ed esplode nelle classifiche come succederà per il seguente «Sabato pomeriggio » del 1975. Dove probabilmente «Poster» con la sua foto d’una adolescenza inquieta oppressa da un tempo immobile, surclassa la stessa title track. Il successo porta Baglioni ad affrontare nuove strade prima con «Solo» del ’77 e l’anno dopo con l’introspettivo «E tu come stai». Bisogna aspettare tre anni per il folgorante «Strada facendo», in cui l’equilibrio fra cantatore e pop singer si fa perfetta. Torna ad avvicinarsi ai colleghi cantautori con una grande attenzione al sociale in canzoni come «I vecchi» e la struggente «Ragazze dell’Est». Nell’85 un’onda positiva pervade «La vita è adesso» in cui i giochi di fonè gli prendono la mano fin dai titoli («Un nuovo giorno o un giorno nuovo»... ) che continueranno in «Io sono qui», un inno al presente. «Oltre» del ’90 è un fiume in piena di creatività con brani come «Dagli il via» o «Noi no». «Viaggiatore sulla coda del tempo» è una svolta surreale che divide i fan mentre l’artista si lancia nelle avventure televisive con Fazio. «Sono io-L’uomo della storia accanto», è un ritorno epico alle introspezioni delle origini dove brillano «Mai più come te» e «Patapam». M.L.F Un uomo timido Io, malgrado i miei 56 anni, sono ancora un uomo timido. Qualsiasi tipo di apparizione, almeno una volta, per me era drammatica, provavo la sensazione di essere sempre fuori posto Composizione schizofrenica Ho sempre vissuto la composizione in maniera un po’ schizofrenica: la parte musicale nasce rapida e felice. Tiro tardi a creare per un mese di seguito. Poi cambio cappello e faccio il paroliere Clicca qui per scaricare la versione in PDF Grazie a Senzamusica.net |
|