In crisi Il «filone adolescenziale»
inaugurato da «Notte prima degli esami»
Gioventù flop
Crollano al botteghino i film per teenager. Gli ultimi casi da «Albakiara»
a «Iago»
Laura Chiatti e Nicolas Vaporidis in «Iago»
ROMA — I lucchetti dell’amore, oggetti preistorici. È finito il
Tempo delle mele all’italiana. Si è esaurito il filone giovanilista
al cinema? Se lo chiede il Giornale dello Spettacolo citando
l’ultima delusione: Iago. Dopo un mese, gli incassi non superano i
due milioni di euro. Albakiara, ritratto dei giovani in nero, ha
incassato meno di un milione; Ti stramo, parodia del genere, che fa
il verso a Moccia, s’è fermato a 438 mila euro; un mezzo flop anche
Questo piccolo grande amore che, malgrado Claudio Baglioni sirena
della nostalgia, è a 4 milioni quando la sola campagna promozionale
è costata uno e mezzo. L’operazione Baglioni orchestrata dal
produttore Gianandrea Pecorelli (cui si deve il fenomeno di Notte
prima degli esami): «Curioso che il pubblico di Qpga, che è fin
troppo originale, coraggioso e costruito per più generazioni, era
quasi tutto sotto i 20 anni. Ma il genere non è in crisi».
Sono mancati i vecchi fan di Baglioni? «Beh, è mancata la fascia
adulta». Carlo Verdone è un analista fine e lucido: «Sono filoni che
si consumano con molta rapidità, si vuole tutto, presto e subito,
fuochi d’artificio: il bagliore e lo spegnimento. Si cavalca la
cultura del momento puntando sul pubblico più inaffidabile: i
giovanissimi. Lo dice la parola stessa, il filone. Che ha vita
breve. Girano troppi film fotocopia, troppa la paura di perdere
fette di mercato. E poi ormai i film si vedono sul computer, fai
clic e ti vedi tutto». Dal pozzo giovanilista sono usciti Scamarcio,
Vaporidis, Chiatti, Capotondi, Crescentini. Incarnano le fantasie,
ma, avverte Carlo, attenzione. «Agli attori dico, amministratevi in
modo saggio, non ci vuole niente a essere mitizzati, uno bravo dev’essere
pronto a diventare la persona della porta accanto. Tu hai dieci
copertine di Novella 2000, fino a quando non scoprono che c’è un
altro meglio di te. In passato, a parte Mastroianni, nessuno era
bellissimo. Oggi si parla della bellezza e poco del talento. Si è
persa la memoria storica in ogni campo, siamo nell’era
dell’aggiornamento, il computer ti aggiorna: il pensiero, i
sentimenti. È tutto uno scorrimento». «Ha ragione Verdone, c’è una
tale velocità, da Second Life a Myspace, ora Facebook, e tra sei
mesi? Nel cinema è lo stesso. Io ho sempre pensato di fare film per
tutti», dice Fausto Brizzi, regista principe del filone.
Con Ex però ha tentato di agganciare un pubblico più adulto:
incassi a 10 milioni e 600 mila, «sarebbero stati di più con le 150
copie perse per la censura delle sale parrocchiali dovuta al prete
che s’innamora. C’è un’autocannibalizzazione dei film italiani, esce
Ficarra e Picone con centinaia di copie e dopo una settimana Diverso
da chi? con altrettante copie ». Troppo spesso sono costruiti
dialoghi da Baci Perugina, stereotipi di coppie che si perdono nel
vento strette strette. «Le delusioni — è il parere del regista
Daniele Luchetti — sono legate a sceneggiature che non convincono,
anche il pubblico più semplice è meno scemo di quello che si pensi,
i ragazzi si accorgono subito delle furbizie di prodotti non
sinceri, non vogliono essere presi in giro, non è che puoi dargli
qualsiasi cosa, vogliono vedere un film: per loro». E Riccardo Tozzi
di Cattleya, e presidente dei produttori italiani, fa notare che il
punto è proprio questo. C’era una platea di teenager che aveva fame
e sete completamente trascurata. «Sono io il colpevole del filone —
sorride — , colpevole di una cosa di cui vado molto orgoglioso. Fui
io ad aprire il filone quattro anni fa con Tre metri sopra il cielo
di Moccia, il cinema italiano non aveva ancora intercettato i più
giovani. Volevo trovare una specie di Tempo delle mele italiano. Il
pubblico giovanile lo raggiungi se fai un film dal suo punto di
vista, invece i film spesso vengono fatti da adulti, come gli adulti
vedono i teenagers. Ci puoi mettere tutti gli Scamarcio che vuoi e
non entrerà manco una ragazzina. Ma io credo che il filone non è
finito per niente, bisogna avere la calma di non mettersi a fare il
film sui ragazzi ma il film dei ragazzi».
Questo Piccolo Grande Amore
Emanuele Bosi e Mary Petruolo, i giovani protagonisti del nuovo film di
Medusa diretto da Riccardo Donna, si confessano davanti alle telecamere:
guarda la video intervista
15 febbraio, 2009
Nel cuore degli anni settanta a Roma, Andrea e Giulia si innamorano e ci
fanno innamorare sulle nostalgiche note di Claudio Baglioni. I due
giovani si incontrano durante una manifestazione studentesca ed è subito
amore. Non importa che vengano da mondi completamente diversi, ciò che
conta è l’amore, la voglia di conoscersi e stare insieme. Una commedia
romantica per due cuori e una capanna.
Ancora
una volta l'amore sembra trionfare e proprio sul grande schermo fa la
voce grossa grazie alla grande voce di Claudio Baglioni. Parliamo di
"Questo Piccolo Grande Amore", il film di San Valentino, il film che
ciascun dovrebbe regalare al proprio innamorato.
È la parabola di un sentimento universale che tutto travolge e sconvolge
costringendo il mondo a farsi da parte, a cedere alle romantiche visioni
dei due giovani che in maniera pulita e sincera si amano. La versione
cinematografica dell'omonimo brano di Baglioni che nel '72 ebbe un
enorme successo e fu decretato la "canzone del secolo" è nelle sale da
mercoledì 11 febbraio in quasi 500 copie distribuite da Medusa, che lo
ha voluto pronto appunto per la festa degli innamorati.
Abbiamo incontrato il regista, produttore e sceneggiatore nonché i due
giovani protagonisti alla presentazione del film nella capitale.
Emanuele Bosi e Mary Petruolo sono i due giovani protagonisti, Giulia e
Andrea, diretti da Riccardo Donna. Il film è prodotto da Matteo Levi e
Giannandrea Pecorelli. Claudio Baglioni, che firma la sceneggiatura
insieme ad Ivan Cotroneo, non appare nel film e non era presente alla
conferenza per sua volontà: un gesto che gli fa onore per non adombrare
con la sua presenza il cast e il regista.
Come è nato il progetto di
questo film?
L'idea nasce dal produttore Matteo Levi che da tempo coltivava il sogno
di girare un film tratto dall'album a 33 giri "Questo Piccolo Grande
Amore" che Claudio Baglioni incise nel 1972. Così dopo averne a lungo
parlato abbiamo iniziato a pensare insieme al modo migliore di portare
al cinema quel disco storico. Almeno inizialmente avevamo pensato di dar
vita ad un musical filmato con brani cantati ma poi siamo approdati
all'attuale tipo di scrittura piuttosto anomala, in cui nessun
personaggio canta ma le canzoni fanno parte della sceneggiatura e del
dialogo. Il testo, sia quello musicale che quello letterario, è stato
utilizzato come se fosse un libro da cui partire per arrivare ad una
versione diversa che utilizza una parte di quella originale all'interno
del testo e una colonna sonora coma voce fuori campo.
In che misura è stato
coinvolto Claudio Baglioni?
Abbiamo impiegato qualche mese per accreditarci al meglio: Baglioni ha
voluto conoscerci bene per tranquillizzarsi sul fatto di essere in buone
mani affinché un'opera per lui fondamentale come "Questo Piccolo Grande
Amore" non fosse travisata o usata strumentalmente. Lo abbiamo coinvolto
emotivamente e lo abbiamo convinto che avremmo rispettato totalmente lo
spirito ed il senso del concept album, mantenendone comunque tutte le
caratteristiche. Abbiamo avuto vari incontri insieme e in corso d'opera
si è deciso di utilizzare tutti i materiale dell'epoca per effettuare
nuove incisioni così da proporre un tipo di suono più moderno. Le
canzoni sono parte integrante del testo ma restano fuori campo, i brani
del disco utilizzati sono una decina, in tutto o in parte, qualche volta
è soltanto la voce che entra in campo e commenta e sottolinea quello che
si vede. È stato importante quindi anche una certa ricerca filologica e
metalinguistica, nonostante si tratti di un film per molti versi
semplice nel quale tutti i ragazzi possono identificarsi.
Che
rapporto si è creato con Baglioni?
Baglioni ha avuto un atteggiamento soft verso il film, ha avuto una
partenza lenta poi a poco a poco si è appassionato al progetto, ha
collaborato alla sceneggiatura e si è fidato al punto che per
discrezione non è venuto quasi mai sul set. Durante e dopo le riprese ci
siamo confrontati costantemente, gli ho mostrato il materiale girato ed
abbiamo discusso sempre in maniera costruttiva. Infine è stato
entusiasmante poter vedere un artista del calibro di Baglioni rifare
integralmente l'album storico suonandolo, arrangiandolo e cantandolo di
nuovo per intero, amalgamando tecnologia di oggi con le melodie
dell'epoca e facendo diventare alcuni brani temi della colonna sonora:
un'operazione da pelle d'oca.
Ci sono state difficoltà per quel che concerne
l'ambientazione?
Per quanto riguarda l'incontro tra i due ragazzi, in un film film del
classico genere "boy meets girl", abbiamo curato molto anche la
ricostruzione d'epoca attraverso location romane particolarmente
suggestive che rispettano le indicazioni del testo iniziale e cioè Porta
Portese, i vari Lungotevere, Piazza del Popolo, Centocelle, il quartiere
dove vive Andrea e dove lo stesso Baglioni è cresciuto, e Prati, quello
borghese in cui vive Martina. Fondamentalmente è stato difficile
ricreare l'ambientazione degli anni '70 e girare un film credibile e
pulito in una Roma che ormai di quel periodo conserva ben poco se non un
sostrato molto labile.
Come sono stati scelti gli attori?
Ho sempre pensato che la protagonista più indicata sarebbe stata Mary,
che conoscevo bene perché lavorava con me in una fiction e l'ho voluta
fortemente, capivo che era l'interprete giusta e a un certo punto ho
fatto un montaggio delle scene da noi girate insieme in passato
inserendovi la musica di Baglioni per commentarle ed ho finito col
convincere gli altri e me stesso in maniera completa.
Invece Emanule Bosi è arrivato dopo, proprio
all'ultimo provino, al termine del quale alla domanda "Cosa stai facendo
in questo momento?" lui ha sbaragliato tutti rispondendo con nonchalance:
"Questo Piccolo Grande Amore". A questo punto non c'era più alcun dubbio
che lui sarebbe stato il protagonista maschile della pellicola. I due
protagonisti si sono poi integrati bene tra loro rappresentando così la
forza vincente del film.
A che tipo di pubblico
pensate di rivolgervi?
Credo che si tratti di un film che coinvolga varie parti di pubblico.
Penso che il film piacerà ai giovani ma che possa anche avere un impatto
differente: potrebbe accadere che a vederlo al cinema ci vadano insieme
padri e figli.
È un film segli anni '70 ma è soprattutto un film sul primo amore, sullo
tsunami che si crea quando chiunque di noi pensa di trovarsi di fronte
ad un legame eterno e poi si accorge di come inevitabilmente tutto sia
destinato a finire, anche per motivi dovuti alla difficoltà di gestire
un amore così grande e che poi, magari si ricorderà per tutta la vita.
I due protagonisti sono stati infine concordi nel
dire che "non c'è nulla di antico nel film: lo step dell'innamoramento
c'è da sempre e le fasi dell'amore che vengono raccontate nel film non
sono prerogativa degli anni '70".
Mary Petruolo inoltre dichiara di non aver avuto "grosse difficoltà ad
entrare nello spirito dei protagonisti, che avevano solo un linguaggio
diverso rispetto ad oggi. Probabilmente la differenza più grossa è stata
nei vestiti: sono state fatte moltissime prove e alla fine la scelta è
caduta su una semplice maglietta bianca, così come tutti se la sono
sempre immaginata. Indossare quella maglietta fina che per decenni ha
colpito l'immaginario dei fidanzati è stato un grande onore e un grande
onere, una responsabilità a cui ho ceduto con grande emozione."
La pellicola è quindi un inno all'amore che sprona a
lasciarsi accarezzare dal romanticismo di quei momenti che solo un
sentimento puro e candido sa regalare.
È un film lieve che tocca le corde emozionali del cuore raccontando uno
stralcio di vita che ha un comun denominatore: l'amore che tutto muove e
confonde, che pervade la realtà e l'offusca, che bluffa la razionalità e
sublima la vita.
Anteprima benefica per Questo piccolo grande
amore
Il ricavato dei biglietti venduti sarà
interamente devoluto alla Società Italiana per l’Amiloidosi
Lunedì 9 febbraio alle 20.30 presso il cinema Embassy
di Roma avrà luogo l’Anteprima di beneficenza del film Questo piccolo
grande amore che Medusa distribuirà dall’11 febbraio. Il ricavato
dei biglietti venduti, sarà interamente devoluto alla S.I.A – SOCIETA’
ITALIANA PER L’AMILOIDOSI – ONLUS, che Medusa sostiene da anni, e verrà
utilizzato per finanziare la borsa di studio di un giovane ricercatore
medico italiano. All’anteprima di Questo piccolo grande amore
insieme a Claudio Baglioni, ai due protagonisti
Emanuele Bosi e Mary Petruolo e al regista Riccardo Donna,
parteciperanno: Carlo Rossella, presidente di Medusa Film; Giampaolo
Letta, vicepresidente e amministratore delegato di Medusa Film, i
produttori Matteo Levi per 11 Marzo Film e Giannandrea Pecorelli per
Aurora film, l’organizzatrice dell’evento, Rossana Ridolfi e il prof.
Giampaolo Merlini, direttore del Centro Studio per le Amiloidosi di
Pavia.
Produzione: 11 Marzo
Film, Medusa Film, Aurora Film
Distribuzione: Medusa
Film
Data di uscita:
11/02/2009
Durata: n.d.
TRAMA: E' il 1972. L'Italia è preda
dei movimenti giovanili. Proprio durante una manifestazione studentesca,
Andrea, un universitario, e Giulia, una liceale, si conoscono. Tra i due
scatterà subito la scintilla, che, sulle note delle canzoni di Baglioni,
li farà perdutamente innamorare. Il primo vero amore importante, fatto
di varie fasi, sconvolgerà le loro vite. La loro storia sarà l'ultima
avventura dell'adolescenza prima di diventare adulti.
http://www.bestmovie.it/template.asp?id=4263
La
presentazione di QPGA a Domenica in 9 febbraio 2009
Prima Parte
2 Parte
3 Parte
Il trailer di QPGA
il film nato dall'album di Claudio Baglioni