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Troppe le critiche che hanno colpito
Claudio Baglioni per la vicenda di O'scià in questi giorni, anche
ingiuste. Vogliamo dare a Claudio tutta la nostra solidarietà
possibile perchè sappiamo che lui ha fatto e sta facendo molto per
Lampedusa e soprattutto per gli immigrati che stremati nemmeno
arrivano a sfiorare le spiagge lampedusane e siciliane. L'impegno
della Fondazione O'scià si vede anche senza concerti, con la presenza
di persona o non di Claudio stesso. Qui sotto l'ultima news della
fondazione O'scià in merito alla Giornata Mondiale del Rifugiato.
Buona lettura.
20 giugno:
Giornata Mondiale del Rifugiato
Creato il 24/06/2008 ore 18.00

“il 20 giugno u.s alle
ore 11 presso la Sala dei Piceni , Musei di San Salvatore in Lauro in
Roma, si è svolta la giornata mondiale per i rifugiati e la seconda
edizione del “Premio per mare”
Scheda vincitori
Scheda GMR 2008
Premio per mare
Come per la scorsa edizione,anche quest’anno Claudio Baglioni ha
inviato il suo messaggio solidale a sostegno dell’iniziativa.
Andrea Camilleri ne ha dato lettura durante la conferenza”
Claudio
Baglioni per Giornata Mondiale Rifugiati 2008
“Perdi la vita –
scriveva Graham Greene – e non perderai più nulla mai”.
La vita è vita. Sempre. Comunque.
Il bene più prezioso. Il valore più alto.
Chi nega sia così, parla evidentemente della vita di qualcun altro.
Ecco perché salvare una vita è salvare tutte le vite.
Ed ecco perché questo premio è importante.
Due volte importante: per ciò che le persone premiate hanno fatto e
per ciò che questo loro gesto insegna a tutti noi.
Gli uomini di mare che vengono premiati oggi, così come quelli che
ricevono una menzione d’onore, non hanno fatto ciò che hanno fatto
perché hanno visto migranti o rifugiati rischiare la vita.
Lo hanno fatto - molto più semplicemente e molto più profondamente –
perché hanno visto delle persone rischiare la vita.
Hanno visto bambini, donne, anziani e uomini sul punto di perdere la
vita e sono intervenuti – a rischio della propria vita – nella
speranza che quei bambini, quelle donne, quegli anziani, quegli uomini
potessero continuare a vivere.
Hanno guardato e hanno visto “l’uomo”.
Non la provenienza, l’etnia, il colore della pelle, la fede religiosa,
la lingua, il censo.
Si sono trovati uomini davanti ad altri uomini, nel momento più
difficile e più importante: quello nel quale si decide se una vita può
avere o non avere un futuro.
Nella terra dell’ultimo fiato, quella dove o vince la verità o perde
la vita, questi uomini di mare hanno scelto la verità e la vita.
Fin qui loro. Di qui in poi, noi.
Se gli uomini che oggi ricevono questo nostro “grazie”, hanno saputo
vedere le persone dietro ai migranti, in un momento così drammatico e
decisivo - un momento nel quale non era in gioco solo la vita di altri
esseri umani, ma anche la loro – allora, forse, anche noi possiamo
imparare a fare altrettanto: vedere le persone dietro a migranti o
rifugiati e, più in generale, a chi nella difficoltà invoca aiuto.
Anche perché abbiamo un grande vantaggio rispetto agli uomini di
questi equipaggi: che possiamo offrire il nostro aiuto in condizioni
di maggiore serenità.
Di solito, infatti, a noi capita di incontrare migranti e rifugiati (e
quanti chiamiamo, talvolta con doloso disprezzo, clandestini) in
momenti decisamente meno decisivi e molto meno drammatici.
Momenti nei quali – per fortuna - né la loro, né la nostra vita è in
pericolo.
Impariamo, allora, a sfruttare questo vantaggio.
Non facciamo che sia necessario trovarsi in situazioni estreme per
dare alla coscienza il permesso di riconoscere nell’altro il nostro
prossimo.
Facciamo in modo che tale permesso possa essere accordato sempre.
Rendiamoci degni dell’appellativo “uomo” in qualunque momento, per
riuscire a incontrare l’altro nel modo nel quale desidereremmo che gli
altri incontrassero noi. Senza paure, senza diffidenze, senza
pregiudizi, senza ostilità.
Solo così, possiamo evitare che dentro di noi, nelle nostre case,
nelle nostre città e nel nostro Paese le uniche cose veramente e
tristemente clandestine finiscano con l’essere l’umanità,
l’intelligenza, il buon senso, la civiltà.
UNHCR
Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
Via A. Caroncini 19 - 00197 Roma
Tel +39 06 802121 - Fax +39 06 80212325
Email itaro@unhcr.org – Internet www.unhcr.it – www.unhcr.org
www.fondazioneoscia.org
20
giugno
Giornata Mondiale del
Rifugiato
Perché una Giornata Mondiale del Rifugiato
Per anni, molti paesi e regioni hanno celebrato le loro
giornate, o anche settimane, del rifugiato. Di queste celebrazioni,
una delle più famose era l'Africa Refugee Day, che già in diversi
paesi del continente si celebrava il 20 giugno. Come espressione di
solidarietà con l'Africa, che ospita milioni di rifugiati e che ha
sempre tradizionalmente mostrato grande generosità verso di loro, nel
2000 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato
all'unanimità una speciale Risoluzione che ha designato il 20 giugno
di ogni anno come la Giornata Mondiale del Rifugiato.
La Giornata Mondiale del Rifugiato dovrebbe costituire un momento per
fermarsi a riflettere sulla drammatica condizione dei rifugiati e
sull’inesauribile coraggio che impiegano in ogni fase della loro
personale vicenda: se gli stessi rifugiati si rifiutano di abbandonare
la speranza, come possiamo farlo noi?
Il Premio Nansen per i rifugiati
Una parte importante di ogni celebrazione della Giornata
Mondiale del Rifugiato è il Premio Nansen per i Rifugiati, che viene
consegnato in una cerimonia che si tiene in questa speciale giornata.
Conosciuto in precedenza come Medaglia Nansen, questo premio,
assegnato ormai da oltre 50 anni, ha preso il nome dell'esploratore
artico norvegese Fridtjof Nansen, che nel 1921 fu nominato dalla
Società delle Nazioni – precorritrice dell’Organizzazione delle
Nazioni Unite - primo Alto Commissario internazionale per i rifugiati.
Il premio, che consiste in una medaglia e in una somma in denaro di
centomila dollari, è assegnato ogni anno a una persona o a
un'organizzazione che si sia distinta nel sostenere la causa dei
rifugiati. Tra i recenti vincitori vi sono la signora Graça Machel, il
Maestro Luciano Pavarotti e l’operatrice umanitaria Annalena Tonelli.
Celebriamo!
La Giornata Mondiale del Rifugiato è un omaggio
all'indomabile energia e coraggio dei rifugiati di tutto il mondo, e
come tale dovrebbe essere una vera celebrazione. In tutto il mondo
questa giornata di festa e omaggio si esprime in centinaia di modi
diversi, da concerti rock a conferenze a commemorazioni religiose. Ma
che venga celebrata con una semplice festa di paese, con un’iniziativa
scolastica o con una cerimonia delle Nazioni Unite, il 20 giugno è una
giornata nella quale pensiamo ai rifugiati di tutto il mondo ed
estendiamo a loro il nostro incoraggiamento, sostegno e rispetto.
“Vi esorto a
celebrare lo straordinario coraggio
e il contributo
apportato dai rifugiati di ieri e di oggi”
[Kofi Annan, ex
Segretario Generale delle Nazioni Unite]
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