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Claudio Baglioni con CiaO'scià
il 25 agosto a Malta insieme a Riccrdo Cocciante, Gianni Morandi e tanti
artisti Maltesi Quasi in 30.000 ad affollare il porto della valletta, nessuno poteva mancare al concerto-evento gratuito ideato dal patron di O'scià Claudio Baglioni. Un concerto che è durato oltre 4 ore e che sul palco ha visto alternarsi le nostre stelle italiane e quelle maltesi. Baglioni si è anche esibito cantando un pezzo in maltese "L-AHHAR BIDWI F'WIED IL-GHASEL", dando un'interpretazione in lingua impeccabile. Come si leggerà nella rassegna stampa qui sotto, il Governo Maltese non è ancora ai livelli di sensibilizzazione dell'Italia nei confronti dei clandestini in fuga, quindi osiamo sperare che questo concerto sia e sarà un motivo di riflessione, perchè tutti nella loro vita, almeno i più coraggiosi, abbiano una possibilità da spendere o almeno la vita salvata.
Guarda
i pezzi che abbiamo trovato su YOUTUBE dell'esperienza maltese del
grande Claudio!
La
nostra Rassegna stampa su Malta: CiaO'scià
L'intervista e l'introduzione di un grande fan di
Claudio nonché giornalista di I-Nazzjon: Joe Cassar Seguo la musica di Claudio Baglioni dai tempi della mia infanzia. Allora furoreggiava la canzone “Questo piccolo grande amore” che il cantautore romano aveva accettato di incidere una seconda volta per motivi di censura. Altri tempi! Con il passare degli anni, il mondo ha subito dei notevoli cambiamenti in tutti i settori, compresa la musica. Ma Baglioni ha continuato a viaggiare in alto e ad emozionarmi con le sue canzoni. Non è un caso che mio figlio, nato quattro anni fa, porti il nome Claudio in omaggio al grande artista. Baglioni porta ormai i capelli bianchi, eppure dispone tutt’ora di una energia che lo porta ad incidere nuove canzoni ed a proporsi alla gente attraverso i suoi affollatissimi concerti. Non solo. Riesce ancora a lanciarsi su dei progetti, come appunto quello di domani, con il proposito di sensibilizzare la gente sul fenomeno dell’immigrazione illegale e sui problemi che ne derivano. Incontrare l’artista mi è costata tanta fatica. Ma con l’ausilio dell’entourage che lo sta accompagnando a Malta, in particolare del Sig. Giuseppe Cesaro, sono riuscito a parlare con Baglioni per oltre mezz’ora. L’incontro ha avuto luogo al teatro di La Valletta dove si stanno tenendo le prove in vista del concerto di domani che permetterà a Claudio Baglioni di trasmettere le sue emozioni musicali ai maltesi che da anni lo hanno eletto tra i loro idoli. L’artista è stato di una gentilezza squisita. Mi ha parlato con la tranquillità che lo contraddistingue, con parole saggie al posto giusto, e con la profondità d’animo che colloca l’artista tra i pensatori d’eccezione. Claudio Baglioni ha dimostrato in quarant’anni di carriera di meritare un posto tra i più grandi cantautori italiani. Questo perché dispone di una voce vellutata che il pubblico ha sempre trovato facile digerire, ma soprattutto perché il pensatore romano riesce a raccogliere gli attimi della vita quotidiana ed a raccontarli con maestria con i mezzi di cui dispone, e cioè la voce, la tastiera, e gli strumenti musicali. L’INTERVISTA La tua carriera è esplosa con la canzone ormai leggendaria “Questo piccolo grande amore”. Trentacinque anni dopo, continui ad incidere dischi e a presentare nuovi album, e riesci tutt’ora a riempire le piazze e gli stadi con i tuoi concerti. Com’è possibile una cosa del genere? Eh, anche per me è stato meraviglioso scoprire che ci sono tanti spettatori ai concerti, e che altri magari più giovani si aggregano volentieri ad ascoltare, a battere le mani, a ballare, ad esprimere energie nuove durante i concerti dal vivo. Credo che ciò dipenda dal fatto che la musica da sempre riesce ad accomunare persone appartenenti a generazioni diverse. Personalmente, posso dire di avere cominciato la carriera molto presto, e questo fa sì che io possa oggi guardare dietro alle spalle e accorgermi di aver vissuto una lunga vicenda musicale che mi sembra tra l’altro sia diventata a questo punto più che altro una passione. All’inizio guardavo alla vicenda con curiosità, con una voglia matta di emergere, di diventare qualcuno, di riscattarmi dalle condizioni di vita di tutti i giorni, di uscire dal ruolo di “ragazzo di periferia”, di segnalarmi in una famiglia molto normale. Oggi invece è la passione che mi trascina in tutto ciò che è esibizione, musica, parole, dischi, ma anche progetti che parlano al cuore delle persone, illuminano i loro sogni, e rispecchiano la loro intelligenza. Tutto questo per me costituisce una fortuna che si ripete in continuazione. Sinceramente, mi ritengo un uomo privilegiato per tutto quello che mi è successo. Personalmente, io ritengo che ci sono altre canzoni tue ancor più belle rispetto a “Questo piccolo grande amore”. Ho in mente i brani che fanno parte degli album “Strada facendo” e “La vita è adesso”, bellissime canzoni come “Ragazze dell’est”, “Uomini persi” e “Notte di note”. Ma è un dato di fatto che la canzone “Questo piccolo grande amore” sia riuscita a penetrare nel cuore del pubblico italiano, e anche di quello maltese, devo dire. In verità, che cosa rappresenta per te questa canzone? È una canzone alla quale devo la prima popolarità. È una canzone anche strana in un certo senso perché, pur avendo la forza della canzone popolare che da tante persone viene recepita nello stesso modo, ha nel contempo dei contenuti più raffinati, più importanti, più interessanti. Anche dal punto di vista della struttura, “Questo piccolo grande amore” è un brano abbastanza inconsueto perché dispone di quattro parti diverse ed un ritornello che arriva molto tardi. Però, quando uscì, portava effettivamente un linguaggio nuovo e un suono particolare, ed aveva sicuramente degli ingredienti che incuriosirono il pubblico. All’epoca, forse neanche la mia voce aveva alcunchè di speciale. Poi con il tempo è cresciuta la sua storia fino a diventare in Italia, secondo i sondaggi, la canzone del secolo. Del resto è questa la forza incredibile delle canzoni che, pur essendo una forma di arte corta, povera, di breve durata, hanno una capacità fulminante di suscitare delle forti emozioni in tante persone in diverse parti del mondo allo stesso momento, e nessuno di noi ha ancora capito per quale motivo. Cos’è che ti ispira al momento di scrivere i testi delle tue canzoni, il più delle volte così poetici? Mi ispira tutto quello che gira intorno. Si dice che gli artisti siano delle antenne che riescono a vedere oltre la vista di quelli che fanno altre attività, e che quindi riescono a rendere visibile ciò che agli occhi degli altri rimane invisibile o comunque meno palesemente visibile. Siamo un po’ dei ladri che vanno a rubare sensazioni, emozioni, storie, raccontando allo stesso tempo quelle che sono le nostre emozioni che poi porgiamo all’attenzione degli altri, del pubblico. Come argomento di ispirazione, non credo ci sia alcuno in particolare. La vita, con quello che succede tutti i giorni, è un grande argomento in se stesso, talmente grande che ci vorrebbero cento di vite per descrivere la nostra esistenza e il mondo in cui viviamo. Di volta in volta, insomma, ci sono dei passaggi più importanti, o meno importanti. Negli anni settanta io feci dei dischi che si ispiravano maggiormente ad argomenti decisamente descrittivi. Negli anni ottanta cominciai a girarmi intorno all’idea degli uomini in senso collettivo, a pensare alle città, ad analizzare la vita in cui tutti facciamo un po’ la fila per ottenere la felicità, per abbracciare l’idea di qualcosa di migliore, di più bello. Negli anni novanta ho scritto dei testi molto personali, molto personalizzati. E adesso, in questi primi anni del duemila, c’è in me questa voglia di raccontare le avventure e le disavventure del vivere, di segnalare il bello e il brutto della vita. Quando non sei impegnato nello scrivere e nel cantare, cos’altro ti piace fare? Ormai è diventata una occupazione a tempo pieno la mia, per cui quello che faccio è rigorosamente vincolato al mio mestiere, alla mia professione. Detto questo, sono comunque sempre alla ricerca del silenzio che mi allontana dai suoni della vita, da tanto fracasso, da tanto rumore. E poi, mi piace molto il mare, mi piace l’idea che il mare sia comunque un universo ancora da visitare, un po’ la nostra origine ma anche la nostra destinazione. Mi piace il mare della superficie così come mi piace il mare della profondità dove trovo veramente un silenzio che mi offre una dolce compagnia Com’è iniziato il tuo interessamento ai problemi dell’immigrazione clandestina, e com’è nata l’idea della Fondazione O’Scia? “O’Scia” nel dialetto di Lampedusa significa “mio respiro”, “mio fiato”. È un appellativo molto affettuoso che le persone si danno proprio per chiamarsi, per dare l’una all’altra l’idea del proprio affetto e del proprio amore. Noi l’abbiamo fatto diventare uno slogan e gli abbiamo anche dato il sottotitolo “Nessun uomo è un’isola, ogni respiro è un uomo”. Il tutto deriva dall’osservazione di questo fenomeno dei viaggi per mare degli immigrati clandestini, e del muoversi di tante persone che cercano disperatamente di raggiungere una riva. L’osservazione comprende il tipo di vita che tante persone conducono in qualche parte del mondo, una vita che viene portata avanti in condizioni veramente disagevoli e a volte drammatiche. Noi non possiamo continuare a far finta di niente. Non possiamo continuare ad ignorare l’assoluto bisogno che questo fenomeno venga energicamente affrontato e risolto. Perché, come uomini, come cittadini del mondo, come persone che crediamo nel diritto alla vita, abbiamo il dovere di concretizzare il pensiero che la vita è l’arte degli incontri. Incontrarsi, quindi, è un modo per arricchirsi, per conoscersi, per tastare reciprocamente le sensazioni, la cultura, l’esperienza di vita. Un mondo così complicato come quello in cui viviamo oggi ha bisogno dell’integrazione. In fondo, siamo figli di tante storie, di tante civiltà, di tanta gente che ci ha preceduto. E non possiamo certo chiuderci proprio adesso che il mondo è diventato “globale”. E allora a Lampedusa facciamo questo concerto che abbiamo chiamato “Ciao’Scia” perché in fondo è anche un saluto all’immigrante. Abbiamo portato questa nostra esperienza al Parlamento Europeo di Bruxelles, e adesso abbiamo pensato di allargare l’evento fino alle rive maltesi. Così Malta diventa il primo paese a “sentire da vicino” questa nostra esperienza. A Lampedusa oltre 150 artisti hanno già fatto sbarcare il loro bagaglio di vita, le loro esperienze, la loro musica. Vogliamo fare la stessa cosa a Malta perché il vostro paese è geograficamente e politicamente interessato a questo fenomeno dell’immigrazione che da qualche anno va subendo e che deve quindi, con l’ausilio di altri paesi europei, tenere costantemente sotto osservazione. Abbiamo avuto una buona accoglienza anche da parti delle istituzioni. I due governi sono patrocinanti di questa manifestazione e, come ho avuto l’occasione di dire ieri durante la conferenza stampa, tutto lascia supporre che l’appuntamento di domani possa essere il primo a Malta ma non certamente l’ultimo. È un concerto molto particolare quello che facciamo a Malta, perché per la prima volta si esibiscono insieme i tre veterani, e cioè io, Riccardo Cocciante e Gianni Morandi. Avremo anche Fabrizio Frizzi, nonché tre importanti artisti maltesi. Malta dunque è il primo paese dove portiamo la nostra fondazione. In seguito, vogliamo poter fare qualcosa anche in Libia, da dove tanti viaggiatori clandestini spesso partono. È confermato questo appuntamento libico? Siamo in attesa di conferma. Stiamo cercando di trovare le date giuste. Proveremo a farlo a fine anno, altrimenti dovremo optare per i primi mesi del 2008. Quale soddisfazioni ti sei tolto in questi cinque anni dalla nascita della Fondazione O’Scia? Parecchie, perché la manifestazione è partita sottovoce, con piccoli mezzi, proprio su una spiaggia di Lampedusa. C’è da dire che, dopo cinque anni, l’evento non ha perso il suo carattere iniziale di semplicità, di voglia dell’incontro, anche se ormai si tratta di una manifestazione molto conosciuta e apprezzata in molte parti del mondo, e continua a richiamare l’interessamento di tanti artisti. Come reagiscono i cantanti che tu inviti a partecipare a questi concerti? Fino ad oggi hanno tutti risposto con un entusiasmo incredibile. A volte si sottopongono a dei veri sacrifici, dati i loro impegni nelle varie tournées che li portano sempre in giro e che li costringono talvolta a fare lunghi viaggi per raggiungere Lampedusa. Un esempio per tutti: l’anno scorso, Kaled ha dovuto compiere un viaggio di quattordici ore per arrivare a Lampedusa. Hai già accennato alla tua esibizione al Parlamento Europeo. In quella cirsostanza hai riaffermato il problema degli immigrati illegali. Che significato particolare hai voluto dare a quella esperienza, e com’è stato il tuo impatto con le autorità politiche? Io ho raccontato loro la mia esperienza. Ho premesso che gli artisti non vogliono assolutamente sostituirsi né ai politici, né alle istituzioni, e neanche agli operatori economici. Però ho ribadito il concetto del diritto di tutti di poter viaggiare oltre i propri confini così da poter portare in giro le lore esperienze di vita senza dover guardare in faccia la tragedia, e senza dover subire lo sfruttamento altrui sotto il profilo delle mafie, della droga e della prostituzione. Ho anche sottolineato il mio pensiero a favore del lavoro e del benessere ai quali gli immigrati dovrebbero avere tutti i sacrisanti diritti. Certamente le soluzioni non sono facili da individuare, e non lo sono ancor di più per piccole isole come Lampedusa e Malta che continuano ad accogliere gente che arriva ormai con una continuità impressionante. Le soluzioni sono dunque molto complesse. Nel caso di Lampedusa, si può magari trasferire o comunque spartire il problema con altre regioni del continente. Malta invece è sì una piccola isola ma nel contempo è un paese sovrano per cui trova difficoltà enormi a caricarsi da sola l’onere dell’immigrazione. È appunto questo che bisogna sottolineare, e il ragionamento va fatto sulla base dell’assoluto bisogno che “l’idea Europa”, così come a livello politico, economico e sociale, si concretizzi anche in merito a questo problema di natura morale.In fondo abbiamo voluto essere europei non solo per avere una moneta unica, non solo per aprire le nostre dogane, ma anche per poter ottenere quel qualcosa in più in merito al nostro reciproco comportamento morale. E il nostro dovere morale ci porta a guardare persino al di là dei confini europei con la speranza che la gente possa un giorno spostarsi per il mondo intero con il minimo delle difficoltà, e che tutte le persone per bene possano un giorno incontrarsi e mescolarsi senza problemi di alcun genere. Dobbiamo essere tutti dei sognatori. Dobbiamo insistere nella preparazione di un mondo migliore per i nostri figli, dobbiamo continuare a combattere gli estremismi, le guerre, il terrorismo. Non si fanno progetti se non si è sognatori. E allora, noi portiamo avanti il discorso dei sognatori accendendo questa piccola luce con la nostra musica. Cerchiamo di fare il nostro mestiere ai massimi livelli possibili così da poter dare credibilità alla nostra filosofia di sognatori. Così potremo rafforzare l’idea, non solo agli spettatori che ci applaudono ai concerti ma anche ad altri giovani e ragazzi che non partecipano alle nostre manifestazioni, che siamo sì degli artisti ma che soprattutto siamo cittadini del mondo con la nostra buona dose di umanità.Ma realmente cosa può fare la musica per ovviare in qualche modo a questo problema? Sarebbe bello poter dire che la musica possa far guarire la gente da tutti i mali. Saremmo sicuramente tutti felici. Ma non è così. È comunque un dato di fatto che la musica riesce a mettere insieme le persone, e già questo è un elemento di grandissimo rilievo. Poi la musica ha anche il merito di saper superare le barriere erette dalle varie lingue e dalle tradizioni diverse. Anche qui a La Valletta, stiamo lavorando nell’ambito di una collaborazione efficacissima pur non parlando la lingua dei maltesi. E dimostreremo questo ancor di più durante il concerto di domani. Ecco cosa significa la piccola luce alla quale ho accennato prima. Con la forza della nostra musica, cerchiamo di recare un contributo morale al cospetto di un problema che per Malta ha assunto i connotati di una piaga. Quella di Lampedusa e di Malta è una causa che va sicuramente assistita. Dobbiamo far sì che i politici si impegnino sempre di più e in modo costante a favore di una soluzione che tenga soprattutto in considerazione il rispetto della dignità umana. Nessuno di noi gradirebbe per sé e per i propri cari l’esclusione dal mondo. In tal misura non dovremo essere noi ad escludere gli altri. Hai mai preso in considerazione la possibilità di fare politica? No. Perché la politica è un’arte molto importante. È difficile farla bene. Intanto, per farla bene, bisogna buttarsi in politica a tempo pieno. Poi, il politico io non lo potrei mai fare perché la mia “politica di vita”, che è il mio mestiere, mi porta a mettere insieme delle persone, mentre spesso la politica tende un po’ a seminare delle divisioni, e io francamente in questo regime di contrapposizione non mi ci troverei mai. Preferisco continuare a fare quello che ho sempre fatto. Questa non è la tua prima visita a Malta. Nel 2005, proprio in questo teatro, hai regalato al pubblico maltese un concerto strepitoso. Hai anche dato dei concerti a porte chiuse in un albergo maltese ai quali purtroppo non hanno potuto assistere neanche i giornalisti. Che impressione hai fatto della nostra isola? Malta è letteratura. È storia. È un grande mistero, un sogno, per tutto quello che si sente, che si avverte come sapore. Malta è veramente una delle capitali del mondo, ha delle forti caratteristiche che derivano sicuramente da tante storie passate ma probabilmente anche attuali. È una grossa attrazione per chiunque sbarca o atterra per farle visita, ma lo è anche per chi non l’ha mai vista da vicino. Io tante volte mi ero messo in testa di venire ma l’idea era sempre rimasta… un’idea, appunto. Poi, in poco tempo, sono venuto tante volte, l’ultima delle quali per fare il sopraluogo per questa manifestazione di domani. Da una parte mi sento attirato perché mi incuriosisce tutto quello che rappresenta Malta. Dall’altra, mi sento anche un po’ a casa. Insomma, mi sento un indigeno pur essendo straniero. Quant’è reale la possibilità che questo concerto di Malta diventi un evento annuale come quello di Lampedusa? Questo dipende chiaramente dai mezzi che avremo per poterlo fare. In questo momento devo ringraziare i miei collaboratori nella mia fondazione, tutte le persone che sono qua a Malta da giorni per lavorare su questa storia. Mi auguro che anche le istituzioni maltesi possano continuare a guardare l’evento con un occhio buono, e che ci possano dare anche i mezzi per poterlo fare. È risaputo che questa è una manifestazione senza biglietto e che gli artisti si esibiscono a titolo gratuito. Però sono comunque concerti che costano fatica ed energia, ma anche denaro, per cui ci sarà sempre bisogno degli investimenti. Mi auguro che ci si possa arrivare a ripetere l’esperienza negli anni a venire, ma intanto ringrazio tutti coloro che hanno fatto in modo che il concerto di domani si possa fare. Un tuo breve messaggio per il pubblico maltese sulla immigrazione clandestina e a coloro che sono in procinto di assistere al concerto... Ma, su questo argomento io spero per prima cosa che i maltesi capiscano che in questa faccenda non sono soli. Spero poi che i maltesi sappiano continuare ad esporre il problema presso le istituzioni internazionali enfasizzando l’aspetto umano della vicenda che Malta da sola non può affrontare. L’umanità ha bisogno proprio di umanità. È un momento importante, un momento in cui le cose stanno cambiando. Sono finite le ideologie, però c’è un intero continente, quello africano, dove accadono tuttora delle vicende terribili. E poi ci sono altri angoli nel mondo dove regnano a tutt’oggi la miseria e la povertà. È nel modo di guardare e di sensibilizzarci su queste situazioni che ci dobbiamo crescere. A quelli che verranno al concerto, esprimo la mia speranza che anche questo concerto, come altri, possa essere gradito. Io e i miei collaboratori cercheremo di presentare al pubblico maltese una bellissima serata fatta di musica, ma con un contenuto che rispecchi una importante riflessione, e cioè che noi, di fronte alle diversità della vita, ci troviamo insieme in continua ricerca della felicità, meta comune a tutti noi, e di una serenità sempre da conquistare, per quello che sappia fare individualmente ognuno di noi. Grazie a Joe Cassar In
30 mila a concerto immigrazione
Pd: Baglioni non si sbilancia
Dal porto di Malta il canto di ''O'Scià'' si
spande per tutto il Mediterraneo come un abbraccio ai migranti
«Io, in concerto con gli amici per i
migranti» Italia e Malta
sull'immigrazione Baglioni/Mastella, coppia di fatto (con l'aiuto di Morandi e Cocciante) Il ministro Mastella ha dato una grossa mano all'ultrameritevole Claudio Baglioni ,nella costruzione diplomatica di un concerto che si è tenuto sabato al porto della Valletta, in questa bellissima Malta che vi raccomando se volete fare vacanza in una estate che si prolunga fino a novembre, mare stupendo bellissimi edifici storici e isolette. Se invece volete attraversare nelle acque territoriali maltesi su una barchetta , come immigrati clandestini, vi sconsiglio forte: i maltesi non salvarono il 27 maggio scorso 27 poveracci che rimasero per giorni nel mare maltese o libico vai a sapere, appesi alle gabbie di allevamento dei tonni: il ministro maltese dice che avevano promesso di salvarli i libici, che invece non si mossero. E insomma, se non fosse arrivata la Marina Italiana, i 27 sarebbero stati fritti con i tonni. Forse oggi, dopo i colloqui, dopo il concerto, dopo le promesse e le rampogne, non capiterebbe più. Merito del concerto baglioniano sulla scia del suo Festival 'O Scià, che mescola musiche e tematiche drammatiche come questa, coinvolgendo i politici dei paesi ospitanti i concerti e tutti alle prese con i clandestini da salvare. Dove arriva la musica, e gli artisti celebri, miracolosamente qualcosa si muove. Baglioni e Mastella si somigliano nel loro pragmatismo, che bada al risultato e salta i sofismi: certo, il secondo è più disinvolto del primo, e bisognava vederlo alla cena dopo concerto come saltellava soddisfatto porgendo il telefono ai tre divi, per far salutare loro l'adorata moglie rimasta nella mitica Ceppaloni. Un concerto bellissimo, il giornale locale ha parlato di Baglioni/Morandi/Cocciante come dei Tre Nuovi Tenori. Pieno di duetti, ma anche di repertorio di ciascuno. Ha messo su tutto, naturalmente (band, repertorio, arrangiamenti), il Divo Claudio, uno che ha sposato una causa così nobile in modo tanto generoso. Ho trovato strepitoso Cocciante - che non fa più concerti se non benefici - con la riproposta delle sue vecchie perle: Margherita, Cervo a Primavera, Bella Senz'Anima. Canzoni che non si erano più sentite (a differenza di quelle di Baglioni o Morandi) e che hanno rimesso a nudo tutta la loro autentica anima di musica popolare. Un concerto così, in Italia non lo vedremo mai....... Three Italian greats in Malta for CiaO'Scià concertThree of Italy's most acclaimed veteran popular musicians - Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante and Gianni Morandi - joined forces and voices for the first time ever at the CiaO'Scià concert at the Valletta Waterfront yesterday, welcoming among them on stage local singers Ira Losco, Ivan Filletti and Ivan Grech of Winter Moods. The event, aimed at raising awareness of the issue of illegal migration, integration and solidarity between cultures, was packed with surprises, thrilling duets and the unprecedented performances, which may never be repeated, of the three music giants together, with their energetic medleys and trips down memory lane. The friends crossed repertoires in a show of spontaneity and talent that sparked emotions and enthusiasm from a crowd that was spoilt for choice as the all-time Italian hits rolled on. CiaO'Scià was opened by Baglioni - the man behind the initiative - singing Io sono qui, and was presented by Italian TV personality Fabrizio Frizzi and Louise Tedesco. Baglioni, who sang anthems like Questo piccolo grande amore and Mille giorni di te e di me, with his own band, also accompanied the local artistes on the piano, singing Almeno tu nell'universo with Ira Losco, and sending shivers down spines. Cocciante wowed the audience with the timeless Se stiamo insieme and Margherita, while Gianni Morandi, who has been mobbed by Maltese fans, particularly middle-aged women, delighted them with golden oldies like Bella signora and a string of other tracks that have withstood the test of time. The concert came to a close with both local and foreign artistes on stage, singing Nel blu dipinto di blu. But it may not be the last event under the O'Scià label. At a press conference prior to the show that has been referred to by Baglioni as a "political manifestation", Tourism Minister Francis Zammit Dimech, Home Affairs Minister Tonio Borg and Italian Justice Minister Clemente Mastella were spontaneously made to sign a piece of paper on which Baglioni scribbled that it would not be the last initiative of the sort in Malta. Dr Zammit Dimech said the island was becoming renowned for such grand-scale entertainment events, but yesterday's was one of the most important of the summer, with an important underlying message. The ministers and the three singers highlighted the issues of solidarity and integration, as well as the need for periphery countries not to be left alone to face the problem of illegal immigration - the theme of the event. European countries were called on to share the burden, which was a European problem, in an "organised" manner, although the focus was more on the plight of those who undertook journeys of desperation in search of a better life and at the risk of losing it. Dr Borg said the event should serve to attract the world and the EU's attention to the "human tragedy" that occurred in the Mediterranean Sea every summer, when 600 immigrants would lose their lives in the crossing from Africa to Europe. He said that over the past five years, Malta has saved 8,000 illegal immigrants from certain death, despite adverse conditions that put their rescuers at risk. He also clearly and firmly outlined to foreign journalists what Malta's responsibilities were in terms of rescue operations. The Italian minister also highlighted the need for co-operation and not just solidarity as regards the phenomenon of illegal immigration. Baglioni had started the O'Scià project on a beach in Lampedusa, and has since roped others into the cause. Although Cocciante had made a definite personal choice to stop touring and focus on composing popular opera, he said he made exceptions and was always ready to join friends for events that had a message to convey through the music. "After so many years, I feel the need to share what I have had through my career, materially and morally," he explained. Cocciante said the audience deserved a show of the sort at a time when music was becoming "mechanical and sterile". Together, the three friends gave off a relaxed vibe and were open to improvisation. The diminutive singer, with a massive voice, cleverly penned three phrases during the press conference to sum up the three singers together, taking a song of each: "Per un amico in più... Si puo' dare di più ... E tu?" Meanwhile, the "eternal child" and "undisciplined" Gianni Morandi, sporting his trademark cheeky smile, and jumping in and out of his seat like a jack-in-the-box, expressed his pleasure at the warmth and passion of the Maltese for Italian culture and music, saying he never expected it. He felt strongly about the environment, and the subject of illegal immigration, urging the "opening of doors to cities". The local artistes were enthusiastic about the "prestigious" opportunity they landed yesterday, and have been invited to perform in upcoming O'Scià concerts in Lampedusa, where it has been held for five years, and other destinations it is hoping to head for. Before the concert, Ivan Filletti highlighted how Baglioni had truly gone that extra mile, working round the clock during the week he spent in Malta rehearsing and fine-tuning the show. "What makes them complete artistes and gives them that extra edge is the fact that they are true gentlemen," said Ivan Grech. "Even though they have been singing some of their songs for decades, they stilled pour in so much heart and passion," said Ira Losco of the "incredible" and "ultimate" experience for the three of them to share a stage with the artistes they had grown up with. The event was organised with the co-operation of the Italian Interior Ministry and its National Heritage and Culture Ministry, Malta's Justice and Home Affairs and Tourism and Culture Ministries, and NnG Promotions. |
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Malta CiaO'scià
The politics of musicItalian singer and songwriter Claudio Baglioni, who will be performing at Valletta Waterfront this evening, speaks to Fiona Galea Debono about his ciaO'Scià project that raises awareness about the migration phenomenon. European Commission vice-president Franco Frattini intends to hold more conferences in Malta in the near future on the subject of illegal migration, bringing together European politicians, the legendary Italian artist says. He was speaking in his role of "ambassador" in between rehearsals for tonight's free concert - which is likely to run into four hours, he reveals - at Valletta Waterfront. It is the first time his ciaO'Scià project, conceived to raise awareness about the migration phenomenon among the media, political parties and institutions, is moving out of Lampedusa, where it originated five years ago, and he deems it the "first gran finale". The Italian commissioner was following Claudio Baglioni's manifestations closely and paying attention to the problem of illegal migration, particularly Malta's, so that it would not be left alone, the singer makes it a point to add. "He was meant to attend the concert, but could not make it at the last minute. However, other representatives of the Italian government are coming," he says, underlining the support of ministries, international organisations and the Pope himself, for the O'Scia' initiative, which is gathering more and more momentum. Were it not for the fact that Claudio Baglioni is seated at one of four pianos on the cluttered Mediterranean Conference Centre stage, surrounded by other musical instruments and equipment, you would think he was a politician of sorts: the topic of conversation is, indeed, illegal migration and integration, which are being reflected on through music. But before he touches upon the entertainment aspect of the event - which is of equal importance, even though he refers to it as a "political manifestation" - the artist explains why he has embraced the cause. "The idea is to underline how divided the world still is, even though it would appear to be global. On the contrary, terrible, enormous differences exist, as well as a form of egoism - everyone tries to defend one's own cultures. It is right to have your own identity, but also extraordinary to be able to mix it..." Illegal migration is not just going to go away, he warns, pressing the odd note on a keyboard to determine the effect of the heat on its sound. Five years ago in Lampedusa "it occurred to us that it was being underestimated in the sense that there was still no search for a solution". But according to the soft-spoken and introspective Roman-born singer, there are many: "The basic solution would be an economic redistribution so that the world would no longer be defined by such a divide between wealth and poverty". The idealist also augurs that, one day, the utopia of no borders between countries could be realised. And other solutions include not leaving certain countries, particularly Malta, Italy and Spain, to face the emergency alone. "Europe, together, should reflect on the issue and, in the same way it talks about agriculture, it should discuss the problem of illegal migration," he maintains. Conscious of Malta's reality in terms of illegal migration, he points out its limited size, admitting that it has a heavy burden to carry and that the phenomenon needs to be redistributed around the rest of Europe, "so that no one is alone". So what is it that spurs an artist to embrace a political cause? Does he feel a sense of duty to do something for others? Claudio Baglioni feels committed to the issue because he has been privileged and fortunate in life. And he is also aware that people in his position benefit from "the beauty of being listened to", so he is taking advantage of that. "We were not voted for; we do not have a seat in Parliament; but we have the possibility, rather than the power, to make a difference... Artistes are able to enter into dialogue with politicians because the latter fear them slightly, knowing they have a following and can influence others... We have to be close to politics, but not immersed in it. We can be like sentinels... We are just singers, actors, musicians and we simply do not have the title to resolve these issues; but we too are citizens of the world" and that carries with it responsibilities. Claudio Baglioni is "quite proud" of the O'Scia' initiative, which has flourished into a foundation. The plan is to export it to Libya and Spain and, eventually, out of the Mediterranean. The Libya project, which is planned for November, is by no means "an easy diplomatic journey", but the artist is optimistic, despite the complexities of moving out of the EU. Malta may be the ideal venue for the first concert outside Lampedusa due also to its familiarity with the problem of illegal migration, but Claudio Baglioni's link to the island goes beyond. "I find it so fascinating. I had been wanting to come here for years, but you know how life is; the right opportunity never came along... until I visited for the first time two years ago, for a private concert. In the space of 18 months, I've been back four times. "I undergo two emotions when I come here: it's a feeling of being at once a foreigner and a Maltese citizen. As a foreigner, I want to learn about the island and understand it. I feel the force of its history and many mysteries. For an artist, it's an exceptional place because there is so much to discover. But at the same time, I also feel so at home." That was the poet talking; now it's the architect's turn, or both together. Yes, Claudio Baglioni has even found the time to graduate in architecture - something he has always carried along with him in his work as a musician, designing the stages and sets for his concerts. And the two are not worlds apart anyway. "Music and architecture have a lot in common: They say music is architecture without the building, made of air and feelings." And it's back to the musician - how Claudio Baglioni is known to his many local fans. These concerts, he says, may serve to create "an orchestra of not only music, but also of thoughts. But our aim is also to organise a bella festa!" The last time he performed in Malta to a packed MCC it was just Claudio Baglioni and his instruments on stage under a spotlight. But for today's ciaO'Scia' concert, he is being accompanied not only by his six-strong band, with whom he has been rehearsing for the last week, but also by two other giants of Italian music, Gianni Morandi and Riccardo Cocciante. It's a great occasion for Claudio Baglioni too - to be performing for the first time with Gianni Morandi and Riccardo Cocciante, three "veterans", whose music careers together span some 120 years. Claudio Baglioni has been at it since 16, and at 56, he is still growing strong. In fact, he probably even looks better now. But he laughs when he is asked if he's made some sort of a pact with the devil - for eternal youth and the immortality of his songs. Think about it: Questo Piccolo Grande Amore retains anthem status over three decades after it was written. "My doctor friend says singing is good for you," he advises, grimacing away. "All the muscle movement ensures that the skin remains elastic," he jokes, still tugging at his face. "You haven't seen Morandi yet! He's even older than I am. But we've all kept on going. It's about growing up, but never getting old." The plan today is to "relate a few of the important moments of our musical experience. And there'll be some surprises too," Claudio Baglioni anticipates. "We'll be doing things together, in twos and threes, as well as with local artists, Ira Losco, Ivan Grech of Winter Moods and Ivan Filletti. "This all goes to show that even as veterans, with lots of life experiences behind us, we still have more to live, and" - back to the concept of integration - "that encounters between different people are fundamental, even among those who have known each other for ages. They still have something to discover... "Even to make music, you have to meet!"
Claudio Baglioni arrived in Malta yesterday evening to join his band and start rehearsing for the O'Scià concert at the Valletta Waterfront on Saturday. On stage that evening, he is being accompanied by two more of Italian music's "true giants" - Riccardo Cocciante and Gianni Morandi - in an unprecedented joint performance. It was the first time they would be on stage together throughout the concert, said the local organisers, NnG Promotions and the Tourism and Culture Ministry. The event, which is free, can be enjoyed from any point at the waterfront - even the restaurant area, they said, aiming for a dispersed crowd and explaining that the stage area would not be blocked off. Watching the show from boats in Grand Harbour was also being strongly welcomed and encouraged - unlike the case of other concerts, where organisers would be perturbed by the advantage the public would take of the somewhat open location to watch concerts for free. As regards the anticipated size of the crowd, it was hard to say, but being a free event on a Saturday night, with the only festa in St Julians, it was likely that the audience would be vast. Around 12,000 people can fit on the quay alone, and groups will be sectioned off as they walk in, for security purposes, the organisers said. The three singers are also expected to attract an older crowd and the event would be family-oriented to an extent, they said. Following requests for seating, they pointed out that there would be no VIP section at the concert. Meanwhile, public transport arrangements, which have proven to be successful in previous large-scale events, were also being seen to, and discussions are being held this week with bus owners, the Public Transport Association and the Malta Transport Authority (ADT). Organised to celebrate the fifth anniversary of the birth of the O'Scià project, the show was conceived and promoted by Mr Baglioni to awaken institutions, political parties, the media and public opinion to the phenomenon of migration. Local organisers stressed that the concert was aimed at "putting pressure on Europe to take the problem of illegal immigration seriously and not, as has been suggested, as a show of solidarity towards immigrants". Mr Baglioni began the project alone from the beach of Lampedusa, in the hope that music would help people reflect on what he considered to be one of the most painful and complex issues of the moment. Since then, O'Scià has grown into a foundation, supported by a number of institutions, which intends to take the concert to Libya and the Canary Islands after Malta. The Malta event is attracting foreign media, and an Italian video troupe, as well as around 20 journalists from Italian newspapers, the organisers said. The concert, hosted by Italian TV personality Fabrizio Frizzi, starts at 8.30 p.m., with performances by local guest singers Ira Losco, Ivan Filletti and Ivan Grech from Winter Moods, who are expected to join in the show and its protagonists towards the end. Realised with the support of the Italian Interior Ministry and the National Heritage and Culture Ministry, the event is also enjoying the cooperation of Malta's Justice and Home Affairs Ministry. Maltese Green MP in the Italian Parliament, Arnold Cassola, said he had been entrusted with the identification of an established concert organiser, following discussions in Brussels with MEP Lilli Gruber, who has contributed to the Lampedusa events, the 2007 version of which is being held there next month. http://www.timesofmalta.com
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