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Servizi del Giorno 26/02/2008 ore 17.34 Speciale Cultura RESTITUITO AL PUBBLICO IL COMPLESSO AUGUSTEO SUL PALATINO A ROMA ROMA\ aise\ - Dopo il grande stupore mediatico dovuto alla scoperta del cosiddetto Lupercale, torna agli onori della cronaca il colle Palatino, questa volta per i celebri dipinti murali della Domus Augusti. La Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma è da tempo impegnata in un vasto piano di restauro, di attività investigative e di studio dell’intero complesso delle costruzioni che l’Imperatore Augusto realizzò sul Palatino. Molteplici sono gli interventi effettuati: da quelli di ordine statico-strutturale a quelli di ricomposizione e ripristino della decorazione pittorica. Quest’ultimo ha interessato, in particolare, il nucleo della reggia augustea situato sul pendio meridionale del colle nel tratto adiacente al tempio di Apollo Aziaco, compreso tra le Scalae Caci e le Biblioteche di Domiziano. Il sito, finora escluso dal circuito di visita, il 10 marzo verrà aperto ai numerosi visitatori del Palatino. La Casa di Augusto costituisce il monumento massimo del colle, al quale pochi altri possono venire paragonati per importanza storica e interesse archeologico e nel quale si rinvengono le espressioni artistiche più alte, trattandosi della residenza imperiale. In quest’ultimo biennio, per raggiungere l’obiettivo dell’apertura al pubblico, l’attività e le risorse finanziarie a disposizione della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma si sono concentrate essenzialmente attorno al peristilio, il giardino porticato a colonne, della prima fase della Casa di Augusto, quando ancora non era imperatore, sui cui lati settentrionale e orientale si aprono i locali più rappresentativi dell’abitazione. I lavori di restauro dell’edificio si sono focalizzati sul ripristino delle coperture di alcuni degli ambienti, per consentire la ricollocazione dei preziosi affreschi, rinvenuti in frammenti minuti tra le terre di scavo e adesso ricomposti e restaurati. A tutto ciò, si sono aggiunte le opere di messa in sicurezza e sistemazione dei percorsi. Proprio grazie all’allestimento di un percorso attraverso il peristilio stesso, viene così aperto alla visita il settore della casa che eccelle per l’altissima qualità delle sue decorazioni pittoriche. Oltre al cosiddetto studiolo dell’imperatore, preziosa testimonianza del raffinato gusto decorativo augusteo e aperto in occasioni particolari negli scorsi anni come la settimana dei beni culturali, sono restituiti nel loro primitivo aspetto e per la prima volta visibili a studiosi e pubblico: il "cubicolo inferiore", il grande oecus, ossia l’ambiente di soggiorno e di ricevimento, e i locali denominati della rampa e dell’antirampa. Le loro splendide decorazioni, capisaldi nella storia della pittura romana, fanno della casa del primo imperatore il maggior complesso pittorico di secondo stile che si sia recuperato in questi ultimi decenni. Con la imminente riapertura della Casa di Livia - dove, ormai da tempo, si è provveduto ad una definitiva copertura dell’atrio a salvaguardia degli affreschi e si stanno restaurando i dipinti del tablinum e dell’ala sinistra - si realizzerà un vero e proprio museo in situ della pittura decorativa di età protoaugustea. Di recente ultimazione sono anche i restauri del podio di Apollo Aziaco, che hanno consentito l’identificazione di luoghi celebrati dai contemporanei, quali il portico delle Danaidi e la Biblioteca ad Apollinis, luogo citato dalle fonti (Svetonio) dove Augusto era solito riunire il Senato. Sono ancora in atto lavori diretti ad arrestare i dissesti statici che interessano il settore meridionale del complesso, lavori che hanno consentito l’identificazione del Lupercale. Gli ambienti della Casa di Augusto venuti alla luce dagli scavi eseguiti nella zona augustea dal professor Gianfilippo Carettoni alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, decorati con affreschi e stucchi, rappresentano un importante esempio di pittura romana della fine del I secolo a.C. e il risultato di una impegnativa opera di restauro che ha interessato il grande oecus, l’ambiente della rampa, due cubicoli sovrapposti. Nel cubicolo superiore, il cosiddetto studiolo di Augusto, la situazione generale emersa dallo scavo era abbastanza diversificata: rimanevano circa due terzi dell'affresco della parete frontale, una parte della volta era crollata e conservava un grosso frammento di pittura e stucchi, mentre tutto il resto della decorazione era ridotto in frammenti. Il cubicolo inferiore conservava la quasi totalità della decorazione ancora sulla muratura originaria, mentre la fascia superiore delle pareti laterali è stata ritrovata in frammenti nell’interro, insieme a quelli dello studiolo. Nell’oecus si sono ritrovati i frammenti degli affreschi della parte superiore delle pareti dell’antisala, che erano crollate nella demolizione della casa di Augusto per la costruzione del Palazzo di Domiziano, tutto il resto della decorazione rimasto si presentava molto deteriorato, tanto da richiedere un significativo intervento di consolidamento e di reintegrazione per restituire la leggibilità dell’insieme. Nell’ambiente della rampa la decorazione delle volte e gran parte delle pareti dell’antirampa sono state raccolte anch’esse in frammenti. Il restauro degli ambienti avviato dalla soprintendenza ha, quindi, sì richiesto l’intervento sulle superfici ancora in situ, ma anche e soprattutto la ricomposizione dei frammenti, attraverso cui giungere alla restituzione dell’impianto decorativo di questa ala della Casa di Augusto, così come era al tempo dell’Imperatore. Ciò è stato possibile anche grazie ai finanziamenti mirati ricevuti nell’ultimo biennio che hanno consentito l’apertura al pubblico di almeno un settore dell’intero complesso imperiale. Si tratta di un milione e 790 mila euro, destinati per la maggior parte alla Casa di Augusto e per una restante parte alla Casa di Livia. Con l’iniziativa del MiBAC, Maratonarte, si prevede che possano essere restaurati altri ambienti significativi in un settore della Casa di Augusto ancora chiuso al pubblico. In particolare la "stanza delle prospettive" e alcuni ambienti adiacenti. Per questi lavori lo stanziamento previsto è pari a circa 500mila euro. Intanto con i fondi "Roma Capitale" riferiti alle annualità 2005-2006, la soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Roma potrà proseguire anche i restauri all’interno della Casa di Livia, comunque già avviati. In occasione della riapertura della Casa di Augusto la casa editrice Electa dedica un prezioso saggio, chiaro ed esauriente, a firma di Irene Iacopi, che dirige l’area archeologica centrale e segue da decenni gli scavi e i restauri della Casa di Augusto. La straordinaria documentazione fotografica degli affreschi dei diversi ambienti, esaltata dal grande formato del volume, è in gran parte inedita e consente al lettore di pregustare l’eccitante esperienza di visita che si potrà compiere solo a partire da marzo. "La casa di Augusto. Le pitture" (pp.83, euro 25) consentirà di apprezzare gli spettacolari dettagli delle decorazioni nelle 100 splendide immagini del volume, scattate da grandi maestri in condizioni irripetibili. Diverse camere, tappezzate di più sobri mosaici a tessere bianche con crocette nere, conservano un ciclo di affreschi di secondo stile avanzato di straordinaria freschezza. Una delle stanze detta "delle Maschere", che presenta una serie di maschere appoggiate alla cornice raffiguranti personaggi giovani e anziani vivacemente ritratti, è importante per lo studio della prospettiva antica, con i diversi punti di vista e il calcolato uso delle ombre. Le pareti riproducono illusionisticamente la struttura lignea del palcoscenico di un teatro sovrapposta all’impianto stabile in pietra, movimentato da rientranze e sporgenze, mentre le porte della scena sono ornate di sipari con paesaggi agresti in riferimento all’opera di volta in volta rappresentata. Alla stessa fase appartiene anche la stanza "dei Festoni di pino" che rappresenta uno schema decorativo diffuso nelle case pompeiane: realistici festoni di pino sono fissati tra stretti pilastri lignei disposti su un alto podio davanti ad una parete, al di là della quale, in alto, si intravede un porticato. Oltre alla monumentale rampa di accesso dalla volta a botte a finti cassettoni, l’ambiente, che supera tutti gli altri per raffinatezza e varietà dei motivi pittorici, è senza dubbio il cubicolo superiore - detto anche studiolo - ricomposto dopo un lungo e attento lavoro di restauro. Sotto un soffitto, in cui si alternano riquadri in stucco a dipinti tradizionali, sui fondi rossi, gialli e neri e sui candidi elementi architettonici insediati dalla vegetazione lungo le pareti spiccano particolari disegnati con maestria: cigni, calici, grifi alati, candelabri, fiori di loto tradiscono l’origine alessandrina di un grande artista venuto a Roma a seguito del vincitore. (aise) http://www.agenziaaise.it/gestionedb/03-News.asp?Web=Giorno&Modo=12&IDArc=53812 (CLT) "Maratonarte", a ottobre la Rai
lancia la telethon artistica
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