Il piccolo fratello di Paolo Di Stefano
Nei
retrobottega dell’editoria è sempre successo di tutto. Lo racconta
Giovanni Ragone in un bel libro intitolato Classici dietro le quinte
(Laterza). Dove si ripercorrono le tormentate storie di grandi opere
(anche più utili del Ponte di Messina) dal Medioevo al Novecento.
Per esempio si ricorda che l’inesausto lavorio alle tre diverse
edizioni dell’Orlando furioso non risparmiarono all’Ariosto
dispiaceri enormi dovuti alle copie pirata. L’ultima edizione, poi,
voluta dall’autore nel 1532, gli procurò anche un dissesto
finanziario mica da ridere, poiché il poeta volle acquistare in
proprio 400 risme di carta prevedendo una tiratura eccezionale per
il periodo, tra le 2650 e le 2900 copie, i tre quarti delle quali
rimasero invenduti.
Le Ultime lettere di Jacopo Ortis, che Ugo Foscolo riscrisse più
volte, produssero un secondo intricato romanzo, che coincide con le
disavventure editoriali del libro. A cominciare da quando il poeta,
in Toscana nel settembre 1800, si imbatté in una Vera storia di due
amanti infelici,
mediocre rifacimento del suo libro, che costrinse l’autore a
pubblicare una diffida urbi et orbi. I tormenti del Manzoni, nel
passaggio dal Fermo e Lucia ai Promessi sposi,
sono noti: anche il Gran Lombardo, per l’edizione ‘27, è
attanagliato da preoccupazioni tipografiche, fa la spola tra casa e
lo stabilimento Ferrario, ritira le bozze, corregge, riconsegna,
interrompe le operazioni, fa smontare le pagine. Dalla fortuna del
romanzo, Manzoni non trarrà alcun beneficio economico, a causa della
pirateria che impazza, ma pochi giorni dopo l’uscita parte per la
Toscana per riscrivere il libro. La cosiddetta «quarantana» prevede
108 dispense messe in vendita per abbonamento dal dicembre 1840: due
anni dopo delle 10 mila copie stampate solo 4600 sono state vendute.
Così, il povero Manzoni, che ha anticipato 80 mila lire di tasca
propria, non rientrerà mai nelle spese. Un altro capolavoro, La
cognizione del dolore, ebbe disavventure ventennali causate da quel
cacadubbi di Carlo Emilio Gadda in persona. Il quale, dopo la prima
uscita su rivista tra il 1938 e il ‘41, promise il volume a destra e
a manca: nel ‘42 alla Sansoni, nel ‘52 all’Einaudi, nel ‘57 alla
Ricciardi di Mattioli. E nel ‘49, l’ingegnere scriveva al suo amico
Contini: «gli editori (Longanesi, Mondadori, Bompiani) mi ballano
intorno la tragica giga dell’opzione». Sarà l’Einaudi a spuntarla
nel ‘63 pubblicando il romanzo sia pure incompiuto.
Tante storie editoriali mostrano come in qualche caso il futuro
classico abbia avuto un successo immediato: insomma, in passato la
«classifica» non decretava necessariamente la bassa qualità, come si
tende a credere oggi. C’è però un filo che accomuna i testi in
questione: l’eterna insoddisfazione degli autori, i tormenti, i
continui ripensamenti. Esattamente come è successo di
recente a Claudio Baglioni, che a distanza di oltre trent’anni ha
riscritto la sua canzone «Questo piccolo grande amore» in forma di
romanzo (Mondadori). Riscritto con gioia? «No, con gran tormento»,
ha detto in Tv a Fabio Fazio. È già in classifica, ma che fatica!
QPGA entrerà accanto a Dante, Ariosto e Pasolini nella nuova
edizione dei Classici dietro le quinte. Sicuro.
I tormenti editoriali da Ariosto a Manzoni. Fino a Baglioni
FONTE -
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Parola mia, mi rimetto in
gioco.
di Claudio Baglioni
(tratto da il messaggero del 17/03/2009)
QUELLA delle parole è una scienza esatta. E la parola, forse,
la materia più difficile da plasmare e animare. Perché le parole non
vengono incontro come le note.
E, mentre le note parlano da sole, le parole non suonano. Anzi,
spesso,suonano male. Per questo ho sempre avuto rispetto e ammirazione
particolari per chi riesce a rivelarne forza, magia, incanto. E per
questo ho aspettato così tanto prima di rivarle del sostegno delle note
e vedere se riuscivano a stare in piedi e camminare da sole. Come quando
insegniamo a un bambino ad andare in bicicletta e non ci decidiamo mai a
mollare il sellino e lasciarlo andare. In questi anni decisamente
fortunati, molte volte le parole mi hanno chiesto di farle uscire dal
recinto della canzone. Soffrivano sempre di più la gabbia del verso e
del suono. l testi, infatti, nascono per suonare, più che per
significare. Per essere cantati, non letti. Erano cresciute. Avevano
bisogno di uscire di casa. Incontrare posti,idee e pensieri nuovi. Fare
la loro vita, insomma.
Quella che le canzoni non sono,né saranno mai in grado di offrire. Un
grande rischio. Lo so. Ma so anche che l'unico modo che un artista ha
per provare a restituire almeno una piccola parte di ciò che ha ricevuto
dalla dea bendata, sia rimettersi in gioco.
Davvero. E fino in fondo. Ho deciso, quindi, di farlo raddoppiando la
posta. Rendendo romanzo-“QPGA”,che esce oggi per i tipi di Mondadori -
la storia raccontata in uno dei miei dischi più fortunati. L'ho fatto
perché, da molto tempo, sentivo il bisogno di parlare di Giulia e
Andrea, in un modo nel quale nessuna altra forma narrativa mi avrebbe
consentito di farlo. Solo negli spazi aperti e nelle profondità della
scrittura, infatti, quel piccolo grande amore poteva diventare occasione
di confronto col passato, riflessione sul presente e ispirazione per il
futuro. Per questo la vicenda non è più racchiusa nei primi anni ’70. Ma
parte dal e ritorna al nostro presente, distribuendosi tra due mondi
reali e simbolici insieme: Roma e Parigi. Dopo la laurea in
architettura, Andrea si è trasferito nella capitale francese.
E' un professionista stimato e di successo. Il sognatore di periferia
non c'è più. Al suo posto, un professionista cinico e disincantato. Un
uomo arido e incapace di amare che una giornata di accadimenti
imprevedibili, costringerà a fare i conti con passato, presente e
futuro. Nei tre movimenti del romanzo – “La ragazza di Panela”,
“Solstizio d'inverno” e “Beati gli ultimi” - la vicenda di Giulia e
Andrea si trasforma, così, in una riflessione sulla distanza incolmabile
tra un passato di grandi idealità e un presente privo di sogni. Presente
nel quale la fine del piccolo sogno dei due ragazzi diviene metafora
dello spegnersi del grande sogno di un’intera generazione. Quella che si
era addormentata nell’incanto della summer of love e che si sarebbe
risvegliata nel cuore degli anni di piombo. Un risveglio che costituirà
l’inciampo inatteso che farà uscire dai binari il presente senz’anima di
Andrea, per consegnarlo aunfuturo inaspettato e sorprendente.Per lui,
per me e, mi auguro, anche per voi.
ROMA- “Questo piccolo
grande amore” la celebre canzone di Claudio Baglioni, diventa un romanzo
(Mondadori, Pagine 264, euro 17,00, in vendita da oggi). Baglioni,
alsuoesordio narrativo,immortala una storia d’amore forte e simbolica
che già in musica aveva segnato l’immaginario
di diverse generazioni. Nel romanzo ritroviamo Andrea, il protagonista
della canzone, vent’anni dopo. Ora vive a Parigi ed è diventato un
architetto di fama internazionale. Durante un viaggio di lavoro a Roma
Andrea compra un libro misterioso in cui ritrova il racconto
dettagliato del suo primo amore. Parte da qui la ricostruzione in
flashback della magnifica storia di quel piccolo grande amore tra Giulia
e Andrea, due ragazzi pieni di sogni e ideali che si incontrano nella
complicata Italia anni ’70...
Claudio Baglioni, sopra in una foto degli anni
Settanta, dopo il musical e il film ispirati a ”Questo piccolo grande
amore” ha scritto anche un libro sulla celebre canzone.
Scarica l'articolo del messaggero
Fonte: Mondadori http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?autoreUUID=08669a30-1055-11de-ae0d-6b5bb990b687&isbn=978880458363
Claudio Baglioni
Questo piccolo grande amore
"L'amore si smarrisce come un ombrello, un mazzo di chiavi o un
portafogli. Come una parola che avevamo qui, sulla punta della lingua e
che, adesso, non troviamo più. Perché come le parole, l'amore viene
quando vuole lui. Ci tornerà in mente all'improvviso. Quando non ne
avremo più bisogno."
Ad Andrea, architetto di fama internazionale, il primo amore si
ripresenta di colpo alla mente quando, dopo tanti anni, torna nella sua
Roma, e un libro lo fa rituffare nel passato.
Nel 1970 Andrea è al primo anno di università, e protesta nelle piazze
perché non vuole "arrendersi all'infelicità". Giulia lo incontra dopo
una manifestazione e si innamora del suo sguardo, "lo sguardo di chi
cerca il cielo, e cercare il cielo è già volare". Anche Andrea si
innamora di Giulia, perché ogni volta che lei ride sembra domenica,
"quando l'aria sa di aria, l'acqua di pace e la vita di ciò che dovrebbe
essere la vita". Tutte le differenze sociali che li dividono sembrano
scomparse, mentre fuggono verso il mare sopra una due cavalli di mille
colori e fanno l'amore dentro un capanno sulla riva: "Chi arriva prima a
quel muro"... "non sono sicuro se ti amo davvero"... Poi Andrea deve
partire militare, e la lontananza rende tutto così dannatamente
difficile, "perché l'amore è così, comincia quando ci si capisce senza
parlare e finisce quando ci si parla senza capirsi".
Questo piccolo grande amore, la canzone d'amore più bella della musica
leggera italiana, diventa un romanzo. Un romanzo vero, perché Claudio
Baglioni si dimostra un vero scrittore. "L'amore" scrive "è un donatore
universale. Può donare a tutti, ma può ricevere solo da quelli del suo
stesso gruppo." Ecco, Baglioni parla la stessa lingua dell'amore. Lo sa
ascoltare, capire, raccontare. Lo affronta a viso aperto, senza il
pudore che le parole cariche di sentimento possano suonare ingenue.
Perché sa bene che questo è il destino che capita a tutti gli
innamorati.
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È il 1972 e un giovanissimo Claudio
Baglioni si inventa e scrive il primo concept disc italiano. Si chiama
"Questo piccolo grande amore", contiene l'omonima canzone e venderà 18
milioni di copie. Una specie di bene pubblico del lessico sentimentale
del paese. Quindici canzoni e un'unica storia d'amore che inizia da una
carica della polizia a Piazza del Popolo, una faccia pulita, battibecco,
con tutto l'amore che posso, che begli amici, mia libertà, la prima
volta, Porta Portese, quanto ti voglio, fino all'apoteosi di Questo
piccolo grande amore, la canzone manifesto delle intermittenze del cuore
di tante generazioni di innamorati italiani. Canzoni per musica e
parole, con un repertorio di immagini e di segni da cui hanno attinto,
come è evidente, anche alcuni campioni della scrittura sentimentale
contemporanea.
Fonte: Feltrinelli
Scarica l'articolo tratto da TV Sorrisi e Canzoni

Libri: ecco l'amore di Baglioni
L'artista ha scritto il romanzo dalla sua piu' celebre
canzone
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - Da canzone a film, sino a
romanzo: una metamorfosi dopo l'altra per 'Questo
piccolo grande amore' di Baglioni, hit cult degli anni
'70. Ora diventa anche libro per l'esordio narrativo del
cantante. Esce infatti martedi' per Mondadori 'Q.P.G.A.'
(pp.264; 17 euro) il racconto che riprende il tema della
canzone leit motiv dell'immaginario e dell'esistenza di
diverse generazioni. Baglioni sceglie la chiave
romantica dando contesto alla canzone.
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/musica/news/2009-03-15_115321086.html
16 Marzo
Claudio Baglioni: QPGA diventa un libro
Un doppio album, un film e ora un romanzo: il progetto "Q.P.G.A."
"Questo piccolo grande amore" arriva al penultimo atto (seguirà un tour)
con l'uscita di un libro che rappresenta l'esordio di Claudio Baglioni
come scrittore. Martedi' uscirà infatti 'Q.P.G.A.' (pp.264, Mondadori 17
euro), un racconto in flashback fatto di ricordi che riprendono il tema
della canzone e vedono due ragazzi pieni di sogni e di ideali
incontrarsi sullo sfondo complicato dell’Italia degli anni ‘70 e vivere
la loro storia d'amore.
http://www.bintmusic.it/news/archives/001455.html
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