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Marisa Sannia nasce a Iglesias
(Cagliari) il 15 febbraio 1947. La sua voce aggraziata e le sue
raffinate interpretazioni hanno contribuito ad arricchire il
panorama musicale italiano con brani di grande successo, soprattutto
negli anni sessanta e settanta, periodo di sua maggiore popolarità:
il consenso accordatole dai numerosissimi ammiratori l' ha portata
ad essere ancora oggi una delle cantanti più collezionate e
ricercate. La personalità complessa ed i molteplici interessi sono
testimoniati inoltre dall'attività agonistica (ancora giovanissima)
nella squadra del Cus Cagliari, dove si mise in luce per le spiccate
doti atletiche, doti che le permisero di diventare una delle
migliori cestiste di quegli anni e di approdare alla nazionale
maggiore.
L'esordio di Marisa Sannia nel mondo della musica leggera risale ai
primi anni '60 insieme a “I Principi”, un gruppo di Cagliari con il
quale si esibiva prima di intraprendere la carriera solista.
L’occasione le fu offerta dalla partecipazione ad un concorso di
voci nuove, nel 1965 ad Iglesias, dove si classificò seconda con il
brano di Adamo “Perduto amore”. La svolta decisiva per Marisa Sannia
fu un concorso indetto dalla Fonit Cetra, che le permise di ottenere
un contratto con la casa discografica torinese di ben quattro anni.
Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov ascoltando la voce della
giovane interprete durante un'audizione, decisero di diventarne i
produttori: il primo 45 giri fu “Tutto o niente” (il retro “Dai” fu
composto da Bruno Canfora). Il debutto televisivo avvenne in
occasione della trasmissione “Scala reale” nell'ottobre del 1966,
dove la Sannia ottenne giudizi favorevoli sia dalla critica che dal
pubblico. Seguirono altri successi come “Una cartolina”,”Sono
innamorata (ma non tanto)” e “Sarai fiero di me”, brano che ottenne
il premio della critica discografica e che conquistò il terzo posto
nella “sezione giovani” al Festivalbar del '67.
La televisione contribuì ben presto alla sua popolarità, nel 1967
partecipò al programma condotto da Pippo Baudo “Settevoci”, dove
vinse per sette puntate di seguito: il pubblico apprezzò oltre che
la bella voce e la garbata espressività, anche la semplicità e il
suo viso “acqua e sapone”. La consacrazione definitiva arrivò nel
1968 quando si piazzò al secondo posto al festival di Sanremo,
cantando in coppia con Ornella Vanoni la canzone di Don Backi “Casa
bianca”, il cui testo simboleggia le ambivalenze squisitamente
adolescenziali, tra la paura/bisogno di crescere e divenire adulti e
il timore di abbandonare la sicurezza dell'infanzia. Il brano fu
inciso anche dall'autore e , in francese, da Dalida, ma
l'interpretazione della Sannia risultò la più apprezzata dal
pubblico.
Le oltre 500mila copie vendute furono la conferma del grande
riscontro ottenuto, sull'onda del quale la Fonit Cetra emise,
nell'estate seguente, il suo primo 33 giri che, oltre a canzoni già
precedentemente edite su disco singolo, conteneva diversi brani
incisi per l'occasione. La crescente popolarità aprì a Marisa Sannia
le porte del cinema, come spesso avveniva per i cantanti più celebri
del momento, girando da co-protagonista il film “Stasera mi butto”
insieme a Giancarlo Giannini. Sul finire dell'anno incise “Io ti
sento” un brioso brano di Armando Trovajoli, colonna sonora della
commedia di Dino Risi “Straziami ma di baci saziami”.
Il ‘68 si concluse con la partecipazione a due importanti
manifestazioni: Il Festival internazionale di musica leggera di
Venezia con il brano “Non è questo l'addio” e “Canzonissima”, dove
Marisa Sannia, con “Una donna sola”, entrò nella rosa dei dodici
semifinalisti. All'inizio del 1969 la cantante firmò un nuovo
contratto discografico con la Cgd. Alla manifestazione “Una canzone
per l'Europa” a Lugano, dove la Sannia rappresentava l'Italia, viene
presentata “La compagnia”, una canzone, di Mogol e Carlo Donida, che
piacque anche a Lucio Battisti che successivamente la inserirà in un
suo album.
Tra gli altri brani in quell'anno: “Una lacrima” - che riscosse un
ottimo riscontro commerciale - e “La finestra Illuminata”,
semifinalista della “Canzonissima” del '69-'70. Il ritorno al
Festival di Sanremo, nel 1970, la vide (in coppia con Gianni
Nazzaro) con “L'amore è una colomba”, brano che le permise di
mettersi in luce anche sul mercato spagnolo, francese, giapponese e
sud -americano.
Nello stesso anno uscì l'album “Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e
le sue canzoni”, disco che rappresenta oggi un vero e proprio cult
per i fan collezionisti. Una facciata di questo LP , composto da
ricercate interpretazioni, è interamente dedicata a brani celebri
del cantautore di Pola, insieme al quale si esibisce con grande
successo al festival di Varadeiro a Cuba. L'anno si chiude con la
conquista della finale di Canzonissima, dove Marisa presenta “La
primavera” un pezzo di struggente dolcezza composto da Don Backy.
Nel 1971 la Sannia è di nuovo tra i protagonisti di Sanremo, questa
volta in coppia con Donatello, con la canzone “Come è dolce la sera
stasera” che, inaspettatamente, si classificò al quarto posto e che
ottenne un buon successo di vendite. Questo brano fu poi inciso per
il mercato sud-americano anche da Claudio Baglioni. Successivamente
un ottima affermazione viene colta con la partecipazione al Festival
di Spalato dove si piazzò al terzo posto. Terminato il contratto con
la Cgd, Marisa tornò alla sua prima casa discografica affidandosi
ancora una volta al duo Endrigo-Bacalov che composero per lei “La
mia terra”, un pezzo dalle particolari sfumature etniche presentato
al Festival internazionale della canzone di Venezia.
Del 1972 è la partecipazione , insieme ad Endrigo, Ricchi e Poveri e
altri artisti, al 33 giri “L'arca”: una bellissima raccolta di
canzoni per bambini scritte da Vinicius De Moraes. In questo stesso
periodo la casa discografica Emi pubblicò il 45 giri “Un'aquilone”,
il cui retro “Il mio mondo, il mio giardino” porta la firma di
importanti cantautori: Francesco De Gregori, Amedeo Minghi e Edoardo
De Angelis. “Ricordo una canzone”, brano che si caratterizza per
misurata eleganza e intensità, è il secondo disco inciso con la
nuova scuderia, con la quale incise anche il 33 giri “Marisa nel
paese delle meraviglie”, contenente interpretazioni di brani tratti
dai film di Walt Disney.
Dopo la musica e il cinema, Marisa Sannia intraprese un'altra
esperienza artistica: il teatro. Il debutto avvenne nel 1973 con una
splendida interpretazione di Giovanna D'Arco nel musical di Tony
Cucchiara “Caino e Abele”, portato in scena con grande successo per
due anni consecutivi. A quest’esperienza fece seguito “Storie di
periferia” del 1975, sempre con la compagnia di Cucchiara. Nel 1976,
avvenne il suo debutto come cantautrice con l'album “La pasta
scotta”, dove atmosfere acustiche e un intenso lirismo vanno a
sottolineare i momenti felici di brani anche a sfondo
autobiografico.
Gli anni '80 si aprono per la Sannia con una piccola apparizione
nello sceneggiato televisivo “George Sand” diretto da Giorgio
Albertazzi a cui segue una partecipazione al film di Pupi Avati
“Aiutami a sognare” con Mariangela Melato e Antony Franciosa. Nel
1984 tornò ancora al Festival di Sanremo; la partecipazione alla
famosa kermesse fu fortemente voluta da Marisa e, per l'occasione,la
Fonit Cetra le affidò “Amore amore”, un brioso motivetto che non
favorì certo la popolarità dell'interprete. Dopo un lungo periodo di
silenzio, gli inizi degli anni '90 la vedono impegnata nella
traduzione di alcuni brani del cantautore catalano Juan Manuel
Serrat, i cui testi, intrisi da un'intensa vena poetica, si
avvicinano alla sensibilità espressiva di Marisa; il progetto, però,
non avrà seguito.
Nel 1993, inaspettatamente , ritornò alle incisioni discografiche
con “Sa oghe de su entu e de su mare”, raccolta di undici brani in
lingua sarda, i cui testi sono poesie di Antioco Casula detto
“Montanaru” (1878-1957), rielaborate insieme allo scrittore
Francesco Masala. In questo lavoro, autentico e sincero, vi è
un’appassionata affermazione delle proprie radici culturali resa in
un linguaggio musicale vibrante di sonorità arcane e magiche, a
ricreare spazi sognati capaci d'evocare toccanti silenzi ed
esplosioni di una miriade di scintille-emozioni. Ai bellissimi testi
fa da corollario un accompagnamento musicale che sottolinea, esalta
e impreziosisce il suadente e sensuale canto. Gli arrangiamenti di
Marco Piras, alle chitarre e tastiere, l’arpa di Gilda Dettori, la
fisarmonica di Francesco Pilu, costituiscono un tappeto sonoro di
rara bellezza e forza.
Nel 1995, Marisa è di nuovo in teatro con “Le memorie di Adriano”,
testo tratto da un racconto di Margherite Youcenar, insieme a
Giorgio Albertazzi e con la regia di Maurizio Scaparro , in questa
occasione l'artista canta in “a solo” alcuni brani di sua
composizione tra cui “Animula, vagula, blandula”. La sua presenza
sul palco è breve e saltuaria, quasi un sogno che nel buio compare e
che la luce porta via, eppure, come il sogno, lascia una sensazione
di indecifrabile mistero e fascino. Nello stesso anno presenta il
suo concerto “Tra due lingue” in occasione del Festival di Taormina.
Il cammino musicale intrapreso continua con il Cd “Melagranada”,
edito nel 1997 su etichetta Nar. Si è ancora una volta dinanzi ad un
capolavoro,dove la voce dell'artista, i suoni, le immagini evocate
sembrano partecipare a una vertigine di una poetica dilatata e
assoluta, che trasporta in un mondo onirico, fanciullesco, che non a
tutti è dato penetrare. Ogni brano è un momento di vissuto
interiore, rappresentato da una sensazione sonora e “coloristica”,
simile a un tema pittorico. Nel dicembre dello stesso anno partecipa
come autrice al Festival “Bimbo Star” - musica d'autore per bambini
- con il brano “Stella che non brilla”, che si classificherà al
primo posto nella categoria “Ragazzi”.
Nel 1999 canta insieme al baritono Paolo Zicconi: “As semenadu in
mare” nel cd “Andiras”. Un'altra significativa partecipazione
dell'artista con avviene nel 2001 in ambito cinematografico; il
brano “Bellita bellita” farà parte della colonna sonora del film di
Tito Livi “Sos laribiancos”. Nell'ottobre del 2001 la Sannia si
esibisce, insieme ad altri artisti, nel tributo rivolto a Sergio
Endrigo nell'ambito del Premio Tenco. Accompagnata da due musicisti
e dalla sua chitarra, Marisa interpreta i brani “Mani bucate” e
“Melagranada ruja”, suscitando un vivo interesse da parte del
pubblico. Infine, nell'ottobre 2002, l’ultimo album dal titolo
“Nanas e Janas”.
I funerali dell'artista, morta lunedì mattina alle 9 a Cagliari, in
seguito ad una repentina e grave malattia, si sono svolti in forma
privata. Negli ultimi tre anni della sua vita Marisa Sannia ha
dedicato tutto il suo tempo allo studio di Federico Garcia Lorca,
alla poesia e alla metrica del grande autore andaluso lasciando in
eredità ai suoi molti estimatori un toccante lavoro di canzoni
originali cantate in spagnolo che saranno pubblicate in “Rosa de
papel”, un album postumo (curato graficamente dalla stessa cantante
fino all'ultimo dettaglio), che costituirà il suo testamento
artistico e che ha anche avuto un'anteprima la scorsa estate al
Malborghetto Roma Festival.
http://www.unita.it/elezioni/view.asp?IDcontent=111 15/04/2008