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AS ROMA | oggi - ore 15:29
Tonetto al
Romanista:
"Io e le mie ali della libertà"

FRANCESCA SPAZIANI TESTA
Trentatré anni compiuti,
quindici passati sui campi da calcio di mezza Italia, da
professionista. Un’esperienza da veterano. Eppure Max Tonetto non ama
guardare al passato. Meglio il futuro, soprattutto se l’entusiasmo e
la forza sono quelli di un ragazzino alle prime armi. Così è inutile
domandargli cosa vuole fare da grande. È inutile perché ti risponde
che non lo sa, che non ci ha mai pensato, che c’è ancora tempo. I
fatti, in fondo, dicono proprio questo. Perché in campo Max,
giallorosso dall’estate del 2006, sa essere decisivo. Gran corsa e
assist preziosi, sabato scorso contro l’Empoli (sua ex squadra) è
arrivato anche il primo gol con la Roma, attesissimo. «Una gioia
immensa – ha detto lui a fine partita – Se non mi avessero fermato
avrei fatto due giri di campo». Poi la dedica alla famiglia, che per
Max viene prima di tutto. Lo racconta lui, in un’intervista in cui è
uomo, padre e marito più che calciatore. Il risultato è un piccolo
viaggio nel mondo dell’instancabile terzino giallorosso: dalla
passione per l’informatica e i video alla singolare "sintonia" con il
Dr House.
Max
Tonetto e il calcio: quando è sbocciato l’amore?
«Ho iniziato a giocare a sei anni, nel quartiere di Trieste dove sono
nato e dove lavoravano i miei genitori, San Giovanni. È stata una vera
casualià. A quell’età io passavo tutti i pomeriggi al lavoro con i
miei, che avevano un’osteria, facevano cucina casalinga. Il più delle
volte mi annoiavo. Ma un giorno un amichetto mi ha portato al campo lì
vicino, dove c’era una scuola calcio. E da lì è iniziato tutto».
Te la ricordi la tua prima partita? Non quella da
professionista, ma la primissima tra ragazzini...
«Come no! Ho fatto il guardalinee... Me lo ricordo bene perché c’ero
rimasto malissimo... Non so come funzionano adesso le cose nei settori
giovanili, ma allora il guardalinee lo faceva uno dei bambini della
squadra a rotazione. E la prima partita è capitato a me. Una
delusione...».
Però poi è arrivata una carriera piena di
soddisfazioni. E nell’estate 2006 Roma...
«Beh, mi auguro di finire la carriera in giallorosso. E il più tardi
possibile».
Quando deciderai di smettere per te ci sarà una
specie di seconda vita. Tu come ti vedi?
«Sinceramente, pensando al dopo un po’ d’ansia sale, perché
avendo fatto il calciatore per tantissimi anni non mi vedo in un ruolo
diverso da questo, anche nel pallone. Sarebbe comunque una cosa
diversa e stravolgerebbe le mie abitudini, quelle che ho da quando
gioco a pallone. Insomma, se penso al futuro adesso non ne esco.
Quindi rimando tutto».
Ma escludi di rimanere nel calcio? Tra i tuoi
colleghi c’è chi vorrebbe fare il dirigente, chi sogna di allenare i
bambini...
«Non escludo niente, però non ho ancora le idee chiare».
Non si vive di solo calcio, comunque. Tu hai una
bella famiglia e tre figli. Quanti anni hanno?
«Nicole ha fatto 10 anni a novembre, Mattia ne ha compiuti 7
a marzo e Leonardo farà due anni ad agosto».
Loro pensano mai al pallone, a un futuro nel
calcio? Come si vedono da grandi
«A loro del calcio non gliene può fregar di meno (testuale,
ndr). E la cosa, da un certo punto di vista, mi fa piacere, perché
vuol dire che non sono coinvolti emotivamente nella mia attività.
Così, poi, quando vado a casa stacco veramente. A parte qualche
palleggio divertente con il “medio”, che due calci al pallone ogni
tanto li dà».
Avendo tre bambini sarai espertissimo di tutto ciò
che i piccoli amano, compresi computer e playstation. Tu che rapporto
hai con le nuove tecnologie?
«A Natale abbiamo preso la Wii (una console per videogiochi
prodotta da Nintendo, ndr), che ci permette di fare un sacco di giochi
interattivi apposta per i bambini. Ci stiamo divertendo come matti...
Poi, io ho una predisposizione per il computer. Ho studiato e mi piace
molto. Alla più grande, Nicole, ho cercato sin da subito di insegnare
tante cose. È impressionante come imparino in fretta a quell’età. E
lei veramente brava al computer. Insieme usiamo i programmi più
semplici come Word o comunque disegniamo».
Tu poi ti dedichi ai video. I tifosi ricordano con
piacere quello che hai girato dopo la conquista della Coppa Italia...
«Sì, vero. Mi piace riprendere tutto. Ho un archivio foto e video
immenso, soprattutto sui miei figli. Magari sto dietro a loro tutto il
giorno per fotografarli...».
Visto che sei un amante del computer e di Internet,
sai che nell’ultimo anno, per la prima volta, si è passato più tempo
sul web che davanti la tv? Che ne pensi?
«Se si usa il computer nella maniera giusta questa cosa può
essere soltanto un bene, perché il pc ti dà la possibilità di
scegliere, di guardare quello che vuoi guardare e non quello che gli
altri decidono di farti vedere. E quindi è uno strumento di vera
democrazia. I bambini, stando ovviamente attenti perché ci sono anche
cose molto pericolose, hanno la possibilità di usare la loro fantasia
come meglio credono».
Hai siti preferiti?
«Con i bambini seguiamo un po’ tutti quelli dedicati ai più piccoli,
con giochi, costruzioni fantasiose. È importante che loro possano
usare la testa, crescere. Da solo, invece, svario, a 360 gradi, perché
mi piace passare da una cosa all’altra: elettronica, acquisti on line,
un po’ tutto».
E l’informazione? Scegli Internet, tv o giornali?
«Tutti e tre. Ovviamente su Internet l’informazione è più
immediata».
La Playstation la usi?
«No, non ce l’abbiamo. Anzi, ce l’hanno regalata, ma è ancora
dentro la scatola. Non l’abbiamo mai tirata fuori. In generale, non
sto molto dietro ai videogiochi. L’ho fatto adesso, con i bambini,
perché c’è stato questo regalo di Babbo Natale (la Wii, ndr)».
Ma da bambino il computer ce l’avevi?
«Avevo il Commodore 64. Ci metteva due giorni per caricare un
gioco, però mi divertivo».
E nell’ipod sotto la voce “i più ascoltati” cosa
c’è?
«Io sono un po’ romantico, vado sulla musica italiana: Vasco
Rossi, Claudio Baglioni, Antonello Venditti».
Se dovessi scegliere una canzone per ogni artista?
«Beh, il primo singolo dell’ultimo cd di Venditti è
bellissimo (“Dalla pelle al cuore”, ndr). Con Claudio Baglioni andiamo
indietro... “Avrai”. E di Vasco Rossi scelgo “Senza parole”. In ordine
di preferenza, Baglioni-Vasco-Venditti».
Di straniero niente?
«No, qualcosa c’è. Però non conosco i nomi, non conosco i
titoli. Ecco, mi piace molto Bublè, ma è un genere particolare».
Dalla musica alla tv. La guardi? E cosa guardi?
«Mi piacciono i programmi che fanno in seconda serata, quelli
di informazione, di approfondimento: Matrix, Porta a Porta. Poi vedo
Sky Tg24. E tanti film».
Domanda classica: qual è il tuo film preferito?
«”Le ali della libertà”, per il messaggio di speranza che dà:
non bisogna mai mollare, si può sempre migliorare e uscire da una
situazione difficile. In genere, però, mi piacciono i film dove si
ride, non quelli dove c’è l’ansia».
Niente thriller psicologici, insomma...
«Esatto. Quelli li guarda mia moglie, io li odio. Meglio i
film dove si ride, dove ci si diverte, dove ci sono battute. E
ovviamente con i miei figli tanti cartoni animati. Andiamo anche al
cinema a vederli».
I reality ti appassionano?
«In passato ho guardato per un po’ “Il grande fratello”. Ma
finisce qui. Ora non li seguo».
Tirando le somme, la tv attuale ti piace o la cambieresti?
«Beh, rispetto a una volta c’è molta più scelta. Cambiarla?
Non saprei, qui entriamo un po’ nel politico. E comunque con Sky c’è
talmente tanta offerta...».
C’è varietà anche sotto il profilo sportivo. Tu hai praticato
o segui altri sport
«No, non ho mai fatto nient’altro. Ho seguito un po’ il
tennis, ma da Wilander e McEnroe mi sa che è passato un po’ di tempo.
Ecco, a proposito di programmi tv, due cose che guardiamo sempre sono
“Lost” e “Dr House”. Non ho mai seguito serie televisive, ma queste mi
piacciono molto».
A proposito del Dr House, caratterialmente assomiglia a
qualche tuo compagno di squadra?
«No, piuttosto mi ci rivedo io: un po’ matterello, sempre con
la battuta pronta...».
Ma è acido...
«Eh sì, anche acido. Ogni tanto mi capita».
Torniamo al calcio. Prova a parlare a un bambino che si
avvicina al mondo del pallone. Che consigli gli dai? Da cosa lo metti
in guardia?
«Lo metterei in guardia dai propri genitori, che vogliono a tutti i
costi che lui diventi un giocatore bello, bravo e famoso, quelli che
devono a tutti i costi far arrivare i loro figli chissà dove. Gli
direi che l’unica cosa che conta è che lui si diverta, rispettando le
regole. Deve pensare solo a questo. Tutto quello che viene di più è
guadagnato».
Tanti bambini, però, sono spaventati dal calcio. Sentono di
morti legate al pallone, di accoltellamenti e non riescono a vedere il
bello di questo sport. Tu, da giocatore, come vivi questa situazione?
«A parte le solite frasi banali del tipo “Allo stadio vogliamo
soltanto i tifosi veri e non i teppisti”, mi viene da dire che è
fondamentale l’educazione, una profonda educazione. Noi, in alcune
trasferte, facciamo riscaldamento quando ancora ci sono poche persone
allo stadio e vediamo la gente, non quella della curva, che ci insulta
per 20-25 minuti, con i figli accanto. O magari ci sono persone,
sempre con dei figli, che ci aspettano per due ore dopo la fine della
partita, fino a quando passiamo con il pullman, solo per mostrarci il
dito medio. Questa è la base della follia del calcio, è la base della
follia dei genitori che portano i figli allo stadio e mostrano loro
una cosa del genere. È ovvio poi che un bambino ripete quello che vede
fare alla madre o al padre».
Molti ragazzini dicono che non vanno allo stadio
perché hanno paura...
«E hanno ragione, visto quello che succede. La nostra
squadra, la società, hanno comunque dato sempre messaggi positivi, per
incoraggiare i piccoli a venire allo stadio, per far capire che il
calcio è sport e divertimento. Non si va sugli spalti per dire
parolacce o fischiare gli avversari, ma solo per vivere un momento di
gioia. E per i genitori la partita non deve essere il momento di sfogo
di una settimana di frustrazioni».
Fonte:
http://www.ilromanista.it:80/?section=news&id=11557 25/03/2008 |